De Blasis: «Salvaguardare la Chirurgia vascolare»

24 Giugno 2020

L’ex primario e direttore di dipartimento lancia un appello ai dirigenti della Asl: «Bene il progetto per la Terapia intensiva, ma guai a demolire altre unità»

AVEZZANO. Bene il potenziamento della terapia intensiva, ma si teme che ciò avvenga a discapito della Chirurgia vascolare e del Day surgery, due delle unità operative più importanti dell’ospedale di Avezzano. A lanciare il grido d’allarme è Giovanni De Blasis, noto medico marsicano e primario del reparto di Chirurgia vascolare fino a settembre 2018, nonché ex direttore del Dipartimento di chirurgia della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila.
De Blasis interviene alla luce del piano di riordino della rete ospedaliera che la Regione Abruzzo ha recentemente varato per fronteggiare la pandemia.
«Ci sono due aspetti positivi che riguardano l’ospedale di Avezzano», esordisce De Blasis, «il primo è il riconoscimento di ospedale Hub per le emergenze sanitarie legate al coronavirus, nel quale si possono effettuare prestazioni ad alta e media complessità; il secondo è l’aver aumentato i posti di rianimazione dagli attuali sei, assolutamente insufficienti per l’ordinaria attività, a 14 letti. È prevista inoltre l’attivazione di 6 posti letto di terapia semintensiva che, secondo il piano, dovrebbero essere collocati nell’ala est del primo piano, attualmente occupata dalla Chirurgia vascolare. Quest’ultima dovrebbe essere spostata nel quarto piano dove attualmente si trova il Day Surgery centralizzato. Con un colpo solo, direi molto maldestro, si verrebbero a demolire così due delle unità che fino ad oggi hanno ben operato: nel Day surgery si effettuano annualmente circa 2.500 interventi e la Chirurgia vascolare, che per numero di interventi si colloca tra le prime in Italia e produce una mobilità attiva, cioè pazienti che arrivano da fuori regione, di circa il 45 per cento».
Quali le alternative? «La soluzione ideale», riprende l’ex primario dell’ospedale avezzanese, «sarebbe collocare la Terapia semintensiva in contiguità con la Rianimazione. Tuttavia temo che sia difficile da realizzare per problemi tecnici. In alternativa si possono utilizzare gli spazi dove attualmente sono gli ambulatori che hanno stanze con bagno. Sono preoccupato, sì. Quando vedo che i sacrifici di anni dei miei collaboratori, e i miei, potrebbero essere vanificati con un colpo di spugna c’è anche non poca delusione e rabbia. Faccio appello al direttore generale della nostra Asl, Roberto Testa, che non ho avuto l’opportunità di conoscere, e alla direttrice sanitaria, dottoressa Simonetta Santini, di porre rimedio a una simile deleteria iniziativa». (r.rs.)
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