De Cesare si scusa con il vescovo: «Termino il lavoro e mi dimetto»

L’assessore a colloquio con Santoro. Il centrodestra compatto: maggioranza in silenzio, è connivente Lui replica stizzito e attacca Alfatti Appetiti: meglio lanciare sassi solo quando si è senza peccato
AVEZZANO. L’assalto a De Cesare “ricompatta” il centrodestra, ma l’assessore non arretra: Fratelli d’Italia, Lega, Udc e Idea Cambiamo rilanciano le accuse verso Lorenzo De Cesare, scivolato sul post anti-papa, stavolta insieme a Forza Italia, il partito avversario alle ultime elezioni amministrative. Incassata la sconfitta, ora il centrodestra rifà fronte comune e punta l’obiettivo verso uno dei tanti esponenti del centrodestra salito sul carro di Gianni Di Pangrazio per protesta contro l’ingerenza degli aquilani. Contro l’assessore si scaglia anche il coordinatore provinciale azzurro, nonché ex sindaco, Gabriele De Angelis, sfiduciato l’anno scorso con il contributo di Luigia Francesconi (Udc), moglie dell’assessore De Cesare. Quest’ultimo, però, non porge l’altra guancia e, dopo le scuse e un incontro con il vescovo Pietro Santoro, passa al contrattacco degli avversari.
IL CENTRODESTRA. «Le scuse di De Cesare non sono credibili», sferzano Roberto Alfatti Appetiti (Fdi), Tiziano Genovesi e Roberto Laurenzi (Lega), Carlo Giolitto (Udc), Lino Cipolloni ed Emilio Amiconi (Idea-Cambiamo), Aureliano Giffi (Forza Italia), «mirano soltanto a conservare la poltrona e, soprattutto, non son rivolte al Santo padre che, a novembre, sempre sui social, De Cesare definiva imbarazzante per aver dato autorizzazione allo svolgimento della messa di Natale prima della mezzanotte. I tanti post confermano di come il suo giudizio sprezzante sul papa non sia estemporaneo. Quello di cui forse De Cesare e Di Pangrazio non si rendono conto è che a venire calpestati sono i valori fondanti della cristianità». Il centrodestra prova a sparigliare le carte in maggioranza. «Quello che amareggia ulteriormente», proseguono, «è il silenzio della maggioranza, tutt’altro che religioso, che rende i consiglieri conniventi con De Cesare. Di Pangrazio, tanto più dopo aver riconosciuto che l’assessore ha insultato non solo il Santo padre ma tutta la città, compresi i non credenti, lo deve revocare senza perdere un minuto, altrimenti il centrodestra unito, ritenendo non sacrificabili i valori della cristianità, continuerà a sollevare la questione in ogni sede».
FORZA ITALIA. De Angelis, invece, spinge l’assessore al passo indietro. «Le dimissioni», dichiara l’ex sindaco nelle vesti di coordinatore provinciale di FI, «sono un atto dovuto. Il fatto è molto grave: non si tratta di un malinteso o di un commento mal riuscito, ma di reiterate offese e commenti dispregiativi pubblici nei confronti del mondo cattolico da chi ricopre un ruolo istituzionale. L’assessore ha dimostrato inequivocabilmente di non aver la caratura e l’equilibrio per ricoprire una carica pubblica, poiché totalmente ignaro delle responsabilità connesse al ruolo che non può prescindere dal rispetto dei valori universali, che includono quelli religiosi ma, anzi, deve farsene garante».
LA REPLICA. Secca la replica di De Cesare, reduce da un chiarimento col vescovo. «Riconosco i miei errori, ma amo Avezzano. È meglio lanciare sassi solo quando si è senza peccato», dice De Cesare, parafrasando la frase rivolta da Gesù ai giovani nel vangelo, per ricordare i “peccatucci” altrui sui social, «sto lavorando con la maggioranza sul lodo Irim mettendo in atto tutte le procedure per far risparmiare alle casse comunali 1 milione, così come per il recupero di 1 milione 200mila euro dall’ex Gielle rimasto in ombra con l’amministrazione De Angelis dove Alfatti era protagonista nello staff. Ho interloquito col vescovo Santoro, al quale ho presentato le scuse e ho avuto modo di spiegare l’accaduto: lo ringrazio per il cordialissimo colloquio. Ringrazio la maggioranza per la pazienza avuta. Rimetterò le deleghe al sindaco appena terminati gli impegni per risolvere le gravi vicende amministrative frutto di errori del passato. Spero di contagiare anche Alfatti che oggi si atteggia a maggiordomo di una certa destra, mentre un tempo la definiva così sui social: ma mi piace parlare di politica sulla mia bacheca, ma davvero l’offerta politica dell’ex destra si divide tra il patriottismo vintage e un po’ naif della Meloni, la supercazzola del sovranismo fascioleghista e la riesumazione di una probabile coalizione di moderati? Ho riconosciuto i miei errori, forse sarebbe il caso che coloro che si ergono a censori facciano altrettanto e che il dibattito torni a un livello più elevato».

