De Nardis e De Lauretis sono “Giusti fra le Nazioni”

4 Marzo 2022

Salvarono tre famiglie ebree dai rastrellamenti dei nazisti durante la guerra L’ambasciatore consegna la più alta onorificenza civile dello Stato di Israele

L’AQUILA. Mario De Nardis e Pancrazio De Lauretis entrano a far parte dei settecento cittadini italiani riconosciuti come “Giusti fra le Nazioni”, la più alta onorificenza civile dello Stato d’Israele. Durante la Seconda guerra mondiale, il primo era il capo della polizia dell’Aquila, il secondo era il podestà di Carapelle Calvisio. Entrambi si adoperarono per salvare le famiglie Billig, Fleischmann e Dagan, dai rastrellamenti delle truppe naziste in Abruzzo. Il conferimento ieri mattina all’auditorium del Parco del Castello. Una cerimonia emozionante cui hanno partecipato gli eredi degli ebrei che poterono salvarsi grazie al coraggio dei due uomini che misero a repentaglio la loro vita e quella dei loro famigliari. A rievocare le storie, da Israele sono arrivati Yaakov, figlio del salvato Manfred Billig, Elisheva e Liora Fleischmann, figlie di Luigi Fleischmann, Batsheva Dagan, vedova di Yehezkel, i pronipoti di Mario De Nardis, Davide Pitone e Lorenzo Ferrante, e la nipote di Pancrazio De Lauretis, Maria Vittoria De Matteis. A consegnare il riconoscimento l’ambasciatore d’Israele in Italia, Dror Eydar, che nel corso del suo intervento ha ricordato che per il popolo ebraico «la memoria è una questione essenziale, una parte profonda del segreto della nostra esistenza nella storia». Durante la cerimonia il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi ha letto un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre. Presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Marco Marsilio, la coordinatrice nazionale per la lotta all’antisemitismo, Milena Santerini, la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello, il consigliere dell’Unione delle comunità ebraiche Italiane, Davide Jona Falco, l’assessore ai Rapporti Internazionali del Comune dell’Aquila Fabrizia Aquilio, il sindaco di Navelli, Paolo Federico, e quello di Carapelle Calvisio, Rosella Galasso. La storia delle tre famiglie fu raccontata da Luigi Fleishman, uno dei salvati che all’epoca aveva 16 anni, nel libro “Un ragazzo ebreo nelle retrovie”. Partendo da quel testo alcuni anni fa Israele aveva conferito la medaglia di “Giusti fra le Nazioni” a due cittadini di Caporciano, Natale Conte e sua moglie Maria Baiocco. Sia Mario De Nardis che Pancrazio De Lauretis si adoperarono in più occasioni per strappare le famiglie ebree dalla deportazione, arrivando a falsificare i documenti e i certificati. Con rischi spaventosi, come raccontato da Maria Vittoria De Matteis, nipote di Pancrazio De Lauretis. De Lauretis era il podestà di Carapelle Calvisio e «oltre alle famiglie ebree, aveva nascosto in casa anche un soldato americano. Un giorno quel soldato fuggì e con una pistola rubata ebbe un conflitto a fuoco con i tedeschi». Se il soldato fosse stato catturato e avesse parlato, avrebbe significato la fine per se stesso e per tutta la famiglia. Pancrazio De Lauretis «dallo spavento ebbe un infarto e morì all’ospedale dell’Aquila. Aveva 54 anni».
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