De Rubeis: lascio l’Ur perché non sono stati rispettati i patti

L’AQUILA. Ha lasciato dopo sei mesi la guida del nuovo sodalizio che rappresenta il rugby aquilano in serie A, l’Unione.Lo ha fatto per motivi precisi. Ma Gian Paolo de Rubeis ha usato il suo stile,...
L’AQUILA. Ha lasciato dopo sei mesi la guida del nuovo sodalizio che rappresenta il rugby aquilano in serie A, l’Unione.
Lo ha fatto per motivi precisi. Ma Gian Paolo de Rubeis ha usato il suo stile, garbato, pulito, mai sopra le righe. Stile che ha da sempre caratterizzato la sua vita pubblica (nella professione, nello sport, nella politica) e privata. Però è uno stile schietto e diretto: se n’è andato perché non c’era più unità di intenti e di vedute con il cda dell’Unione Rugby. E questo non portava a lavorare per il bene della palla ovale aquilana.
Perché ha lasciato la presidenza?
«Intanto voglio chiarire un aspetto e mettere a tacere alcune voci incontrollate che vanno in giro: non mi sono dimesso perché “non ci sono soldi”, perché ci sono “difficoltà economiche”, come dice qualcuno. Non abbandono la nave se è in difficoltà. Semplicemente il motivo delle mie dimissioni risiede nelle divergenze di vedute, da parte delle Società socie, circa il funzionamento dell’Unione, che si sarebbe dovuta attuare mediante la cessione delle varie attività in seno a ciascuna, per il tramite di Patti parasociali, indispensabili alla stabilizzazione della nuova Società. Attuazione che, tuttavia, alla data delle mie dimissioni risultava ancora in discussione tra i soci fondatori, e tutt’oggi non ancora risolta».
Cosa sono questi Patti parasociali?
«Certamente non si tratta di norme obbligatorie o federali, ma se c’è un Patto, ritengo che vada rispettato alla lettera. Deve diventare la linea guida».
E invece?
«Invece molte cose non sono state fatte, in questi sei mesi nei quali ho avuto l’onore di presiedere l’Unione Rugby L’Aquila».
Ad esempio?
«Possiamo parlare dell’impianto di Centi Colella, degli affitti, della struttura di Villa Sant’Angelo. Centi Colella e quanto produce in termini di introiti, sono rimasti alla Polisportiva, E questo non era nei Patti parasociali».
Cosa prevedono i Patti parasociali?
«Che tutto ciò che prima era in possesso delle società, passasse sotto la gestione diretta della nuova realtà, l’Unione Rugby L’Aquila: dalla prima squadra al minirugby. Impiantistica e tutto ciò che ne consegue. Il patto era di ripartire totalmente da zero. Le società partecipanti al nuovo progetto (Polisportiva L’Aquila Rugby e Gran Sasso Rugby che hanno l’80% – 40% ciascuno –, mentre il restante 20% è diviso tra Vecchie Fiamme e L’Aquila Neroverde, 10% e 10%, ndr) si sarebbero dovute “spogliare” di tutto e metterlo a disposizione dell’Unione. Così, però, non è stato».
Questo atteggiamento ha portato conseguenze?
«Le più dirette e immediate sono state quelle di non far avvicinare di più imprenditori che avevano dato la disponibilità a partecipare al progetto Ur L’Aquila. E questo ha messo in crisi il sodalizio, perché sono venuti meno quei supporti economici dei quali la società ha bisogno. Dovevano essere prese delle decisioni per il nuovo club, che non sono state prese. Un lavoro fatto a metà. E questo non è né nel mio stile di vita, ma neppure è per il bene del rugby aquilano».
Come si è lasciato col cda?
«Fino al 30 novembre, data della consegna delle mie dimissioni, tutto ciò che doveva essere pagato è stato pagato. La gestione è stata limpida e trasparente e alcuni imprenditori, ai quali siamo andati a chiedere i soldi, ci hanno aiutato. Ma da allora nessuno dei soci rimasti mi ha più contattato o fatto sapere qualcosa. Non mi dicono nulla dal 30 novembre scorso. Desidero comunque ringraziare sentitamente il cda, che in questi mesi mi ha supportato, e certamente l’amministratore delegato Caporale, tutti i collaboratori dei vari settori e, in modo particolare, i tecnici e gli atleti – dal minirugby alla serie A –, che con impegno, determinazione e passione stanno portando avanti con onore il rugby nella nostra città. Desidero ringraziare la stampa, per le notizie oggettive che ha sempre dato. Continuerò, comunque, sempre a sostenere, da appassionato, l’Unione».
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