Del Pinto torna a casa Un cuore rossoblù con la C nel mirino

Per il centrocampista di Sassa è la prima volta tra i dilettanti «Qui sono tra professionisti, i rapporti umani l’arma in più»
L’AQUILA. Dopo 16 anni tra i professionisti Lorenzo Del Pinto, centrocampista ma soprattutto aquilano classe 1990, scende per la prima volta tra i dilettanti per vestire la maglia della sua L’Aquila, che parte con il dichiarato intento di conquistare la promozione in serie C.
Innanzitutto come va il polpaccio?
«Diciamo bene, continua a migliorare. È un problema che mi porto dall’amichevole di Capitignano e domenica ho sentito nuovamente fastidio dopo un indurimento. Una contrattura che non preoccupa e probabilmente tornerò in gruppo entro domani (oggi per chi legge, ndc)».
L’Aquila è casa, senza ombra di dubbio.
«Dopo 14 anni tra i professionisti, avevo bisogno di rendere qualcosa alla mia famiglia, ai miei cari. Ho sentito il bisogno di vivere diversamente il rapporto con chi da sempre mi sta vicino, appunto rafforzando la presenza fisica e continuando a fare ciò che amo sin da bambino, cioè giocare a calcio».
La sua famiglia vive a Sassa Scalo, quanta felicità hanno provato nel rivederla a casa?
«Dopo molti anni era giusto tentare di riavvicinarmi. Fortunatamente L’Aquila è una piazza importante che con questa nuova gestione può sicuramente raggiungere obiettivi ambiziosi. Io ora sono completamente sereno perché, come detto prima, posso lavorare avendo costantemente famiglia e amici più che mai vicini. Determinati rapporti umani possono influenzare in positivo la stagione di un calciatore».
È stato complicato passare dal professionismo al dilettantismo? Possono sembrare mondi lontanissimi.
«Sarò sincero, senza timore di smentita: L’Aquila è già una società professionistica. Siamo in serie D ma per me è stata una piacevole scoperta vedere le strutture, la cura maniacale dei dettagli, la vicinanza dei dirigenti in ogni seduta di allenamento e poi i tifosi. Credo non manchi nulla per definire L’Aquila società professionistica. Anzi, una cosa manca, ma non voglio dirla per ora… (ride, ndc)».
Con Alessandro ha condiviso l’esperienza a Chieti, immaginiamo ci sia molto feeling.
«Assolutamente, in primis ho legato subito con lui. Poi è un giocatore straordinario che ci darà una grossa mano».
Un giocatore che conosceva poco che l’ha sorpresa?
«Dico Banegas per quello visto in allenamento e poi in partita. Davvero tecnicamente forte e gran bravo ragazzo. Può tranquillamente essere la spina nel fianco degli avversari».
Ha conosciuto Massimo Epifani da giocatore alla Val di Sangro circa 15 anni fa: come lo ha ritrovato da allenatore?
«Alla Val di Sangro ero davvero troppo giovane ma ho trovato un uomo di calcio che ha fatto un percorso importante. Un piacere averlo come allenatore, soprattutto perché ci conosciamo e perché sa cosa posso dare. La sua esperienza sarà fondamentale per lottare contro Campobasso, Sambenedettese, Chieti, Avezzano che vedo come favorite al pari dell’Aquila».
Cosa promette ai tifosi?
«Sarà banale e scontato ma dico massimo impegno e maglia sudata, fino all’ultimo respiro».
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