Del Re (Cna): «La città perde 160 imprese»

5 Aprile 2018

L’analisi della Confederazione artigianato e piccola impresa. «Dalla ricostruzione zero benefìci» 

L’AQUILA. «Dalla ricostruzione post-sisma nessun beneficio per le imprese artigianali della provincia dell’Aquila». Lo sostiene Agostino Del Re, direttore della Cna a livello provinciale.
«Il sisma del 2009», prosegue Del Re, «non ha prodotto alcun beneficio economico e occupazionale alle imprese artigianali locali. Solo nell’ultimo anno, in provincia dell’Aquila, ci sono state 504 cancellazioni a fronte di 344 nuove iscrizioni, con un saldo negativo di 160 imprese, pari a -2,26%».
L’analisi del direttore della Cna provinciale prende le mosse sulla base dei dati che sono stati diffusi da Unioncamere-Infocamere.
«Un trend, quello aquilano, che ricalca l’andamento nazionale», sottolinea Del Re, «dove nel 2017 si sono perse undicimila piccole aziende artigianali, anche se il confronto nell’ultimo biennio resta il migliore degli ultimi cinque anni, con una crescita dei servizi alle imprese (+3,6%), in particolare noleggio e agenzie di viaggio. Andamento in leggera salita anche per i servizi alla persona e di comunicazione, mentre vanno in segno negativo edilizia (-1,4%) e manifattura (-1,5%). Un dato in linea», evidenzia ancora Del Re, «con l’Abruzzo e con la provincia dell’Aquila, dove la ricostruzione post-sisma non rappresenta un elemento di traino e di sviluppo per l’artigianato locale».
Del Re fa riferimento, in modo particolare, «a tutto l’indotto che ruota intorno ai cantieri della ricostruzione, alle opere specialistiche in subappalto come impiantistica, finiture, falegnameria, che continuano a segnare valori negativi, quanto a numeri e occupazione, pur avendo il territorio un artigianato valido e qualificato. La ricostruzione non ha portato nulla, in termini di benefìci economici, al settore dell’artigianato che tra il 2016 e il 2017, in provincia dell’Aquila, ha perso 2,26 punti percentuali. Un dato legato anche all’arrivo, da fuori regione, di grandi gruppi edili che non hanno creato occupazione sul territorio, non avendo fatto ricorso alla manodopera locale, altamente specializzata».
E se il saldo, in Abruzzo, tra il 2016 e il 2017 è di -600 imprese artigiane, con un calo dell’1,91%, L’Aquila è fanalino di coda in classifica, con 160 artigiani costretti a chiudere bottega nell’ultimo anno. Più giù solo Chieti, dove le imprese perse sono 221.
«Dati utili a capire», conclude Del Re, «anche come dare un approccio differente al sisma 2016 che ha colpito le province dell’Aquila e Teramo. Occorre lavorare a un maggiore coinvolgimento dell’artigianato locale. Pensiamo, ad esempio, alla rinascita dei centri storici e degli antichi borghi e al valore aggiunto che possono dare figure dall’alto profilo professionale come i restauratori, oltre alla manodopera qualificata che il mondo delle piccole imprese rappresenta».