Demolizione del carcere: il Tar rinvia la decisione

13 Ottobre 2023

L’AQUILA. Rischia di diventare una storia infinita (e di fatto lo è già) la vicenda della possibile demolizione del carcere di Preturo (che nei mesi scorsi ha ospitato il boss della mafia Matteo...

L’AQUILA. Rischia di diventare una storia infinita (e di fatto lo è già) la vicenda della possibile demolizione del carcere di Preturo (che nei mesi scorsi ha ospitato il boss della mafia Matteo Messina Denaro) che sorge su terreni (di uso civico) dei cittadini (naturali) di Preturo che li rivendicano da anni (attraverso l’Asbuc) e che hanno avuto più di una sentenza a loro favorevole. Il Tar doveva mettere la parola fine alla vicenda perché doveva decidere, in ottemperanza di una sentenza del 2014 emessa dal Commissario regionale per gli Usi Civici d’Abruzzo passata in giudicato nel 2016 – se si dovesse procedere con la demolizione oppure giungere a un accordo con il quale l’Agenzia del Demanio, dovrebbe risarcire all’Asbuc il danno «per equivalente da quantificarsi, facendo riferimento al valore che i beni avevano al momento in cui è sorta l’obbligazione restitutoria, che può essere determinato in 1.783.500 euro o in quella maggiore o minore che sarà accertata in giudizio» più interessi e vari oneri. L’Asbuc chiedeva anche la nomina di un commissario ad acta. L’attesa per la sentenza era forte ma il Tar con una ordinanza ha di fatto rinviato tutto alle calende greche. Nell’ordinanza a un certo punto si legge che «il collegio rileva che la causa non appare ancora matura per la decisione». Dalle motivazioni sorge il dubbio che il Tar abbia praticamente azzerato tutto e voglia ricominciare quasi da capo. La motivazione infatti continua: «Si ritiene necessario, ai fini del decidere, disporre incombenti istruttori a carico delle parti del presente giudizio, anche non costituite, ordinando alle stesse il deposito di una dettagliata relazione di chiarimenti sulla vicenda dedotta in contenzioso, con particolare e puntuale riferimento ai seguenti punti: 1) stato del procedimento di sdemanializzazione relativamente ai terreni ricadenti nel demanio civico su cui insiste il carcere (con deposito degli eventuali provvedimenti adottati); 2) avvenuto pagamento (o meno) delle spese del giudizio disposte con la sentenza del 14 aprile 2016, emessa dalla Corte d’Appello di Roma (è la sentenza di secondo grado); 3) precisa indicazione su quali terreni insiste il carcere, ivi compresi i terreni privati, e indicazione delle procedure espropriative realizzate sui terreni privati con puntuale enucleazione dell’indennità di esproprio pagata per tali terreni». Il Tar chiede poi alle parti (Asbuc e Agenzia del Demanio) il deposito di una lunga serie di documenti fra cui determine regionali e persino l’atto costitutivo dell’Amministrazione separata di Preturo. «Ai sopra riportati adempimenti» si legge nell’ordinanza «le parti dovranno provvedere entro il termine 60 giorni. La trattazione della causa va conseguentemente rinviata all’udienza che verrà stabilita dal presidente della sezione con proprio decreto». Il commento di Antonio Nardantonio dell’Asbuc di Preturo: «Siamo increduli, è una decisione che ci indigna».