Denunciati due cacciatori di tesori In casa 600 oggetti d’epoca italica

9 Febbraio 2021

Sorpresi nell’area archeologica provenienti da Pratola Peligna con metal detector e attrezzi per scavare Custodivano nelle abitazioni centinaia di antichi reperti. La Soprintendenza provvederà a datarli

PRATOLA PELIGNA. Sono stati trovati in possesso di centinaia di reperti, tra monili e monete d’epoca, i due cacciatori di tesori antichi scovati e denunciati dai carabinieri della caserma di Pratola Peligna. Si tratta di due persone del posto, L.D., 41 anni, e A.S., 45enne, con l’hobby per i tesori. I due sono stati sorpresi con le mani nel sacco dagli uomini del luogotenente Giuseppe Gravina mentre si aggiravano sospetti nelle vicinanza del sito archeologico Fonte Sant’Ippolito di Corfinio, antica capitale della Lega Italica, dove fu coniata la prima moneta d’argento con la scritta Italia. I due cacciatori di tesori antichi si erano armati di attrezzatura professionale, come metal detector e rilevatori portatili pin-point per metalli preziosi, al fine di scovare e dissotterrare monili e monete risalenti all’epoca italica e dunque dall’inestimabile valore. Ma tutto ciò senza avere alcuna autorizzazione.
Quando i carabinieri li hanno scoperti e perquisiti, i due presunti tombaroli pratolani si erano già impossessati di alcune medagliette. Ma è nelle loro abitazioni che i militari dell’Arma hanno scoperto un vero e proprio tesoro clandestino composto da 500 monete e 100 monili presumibile di epoca italica, oltre a diversi frammenti di manufatti in terracotta molto difficili da individuare.
Si tratta di oggetti appetibili a un mercato sommerso cui attingono collezionisti “di frodo” disposti a pagare cifre da capogiro pur di impossessarsi di cimeli antichi dall’inestimabile valore.
L.D. e A.S. sono stati denunciati per i reati di «ricerche archeologiche senza concessione» e «impossessamento illecito di beni culturali» così come previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004.
Tutti gli oggetti posti sotto sequestro saranno inviati agli esperti della Sovrintendenza ai beni culturali dell’Abruzzo che potranno inventariare e analizzare i reperti archeologici per inviarli a musei selezionati piuttosto che nelle case di qualche ricco collezionista.
Il parco archeologico di Corfinio è articolato in tre differenti zone: Piano San Giacomo, Tempio italico e Santuario di Sant’Ippolito. Quest’ultimo, a circa 1 km dal paese, è composto da un importante complesso di strutture antiche databili tra il IV e il I secolo a.C.. Davanti agli ambienti di culto è visibile un’ara marmorea che doveva servire per i riti sacrificali. È nell’area del sacello che sono stati ritrovati numerosi ex-voto anatomici, statuette di bovini e statuine bronzee raffiguranti il dio Ercole, tipiche dei depositi votivi dei santuari legati alla pastorizia e alla transumanza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA