Denunciò finta rapina, ora è nei guai

Ex direttore di Europlanet smascherato dalle telecamere, è accusato di essersi inventato tutto e di avere intascato l’incasso
L’AQUILA. Avrebbe dichiarato di avere subìto una rapina intascando parte di quanto era in cassa. Ma secondo la polizia le cose sono andate diversamente e l’ex direttore di Europlanet, Giuseppe Di Giannantonio, di Avezzano, 49 anni, è finito sotto processo per simulazione di reato e furto dopo la segnalazione della polizia in Procura.
I fatti si sono verificati nel maggio 2013 e, per come furono riferiti, suscitarono scalpore in un momento in cui vi era una recrudescenza di reati contro il patrimonio.
Secondo quanto riferito da Di Giannantonio, egli, dopo essere stato aggredito da due malviventi, sarebbe stato derubato di parecchie migliaia di euro custoditi, in cassaforte, dentro una cassetta metallica.
Fin dall’inizio, gli investigatori della squadra Mobile non hanno creduto alla versione del direttore per via delle modalità di consumazione della rapina, a cui peraltro non aveva assistito alcun testimone. Il commerciante disse di essere stato malmenato da uno dei due banditi, il quale sarebbe poi fuggito dribblando le casse.
Le indagini, dirette da Maurilio Grasso, effettuate con metodologie tradizionali, hanno permesso di ricostruire la vicenda. A tal riguardo, sono stati ascoltati tutti i dipendenti dell’Europlanet, che si trova all’interno di Globo, e analizzate le immagini video, registrate dal sistema di sorveglianza.
«Proprio questa attività», dice la Mobile, «consistita nell’osservare l’abbigliamento e le calzature di tutte le persone presenti nel negozio nonché di tutti quelli che erano entrati e usciti, rispettivamente prima e dopo la rapina, ha permesso di accertare che nessun rapinatore, come invece descritto dal denunciante, si trovava all’interno dell’Europlanet. A incastrare l’uomo, tra l’altro, sono state le immagini video che lo hanno ripreso mentre stava uscendo, qualche minuto prima della rapina, dai locali del negozio con una cassetta metallica, poi risultata essere quella che conteneva il denaro.
Le argomentazioni della polizia sono state ritenute convincenti dalla procura della Repubblica e il pm Stefano Gallo tempo addietro ha disposto il rinvio a giudizio dell’avezzanese con citazione diretta per il furto e la presunta simulazione di reato.
Ieri mattina si doveva celebrare il processo davanti al giudice onorario monocratico Quirino Cervellini ma è stato aggiornato ad altra data.
Nel corso del procedimento l’imputato è assistito dagli avvocati Ferdinando Paone e Lanfranco Massimi i quali contestano le accuse.
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