Detenuto aggredisce medico del carcere

20 Luglio 2017

Il dottore, preso a sediate e pugni, è stato salvato dall’intervento di un assistente capo di polizia penitenziaria

SULMONA. Preso a sediate e poi colpito a pugni, con ferocia. La vittima è il medico che ieri mattina era di turno al supercarcere di Sulmona. L’aggressore è un detenuto di 38 anni, affiliato alla Sacra corona unita. A salvare il medico dalla furia del detenuto è stato un assistente capo di polizia penitenziaria, intervenuto in tempo per evitare conseguenze drammatiche.
Il professionista ferito ha concluso la sua giornata al pronto soccorso, dove è stato trasportato per le cure del caso e gli approfondimenti diagnostici. A rendere nota l’aggressione è Mauro Nardella, segretario generale territoriale Uil-Polizia penitenziaria, che da tempo denuncia la situazione che il personale in servizio nel carcere fronteggia quotidianamente e che provocatoriamente chiede l’istituzione di un garante per gli operatori penitenziari.
«Il medico», ha spiegato Nardella, «è stato aggredito senza apparente motivo, con inaudita ferocia, con una sedia e successivamente colpito con violenti pugni. Quella di oggi (ieri, per chi legge), sarà una giornata che ricorderà a lungo il medico di turno al carcere di Sulmona. L’aggressione», sottolinea Nardella, «segue la visita fatta nei giorni scorsi da parte del garante nazionale dei detenuti proprio nel carcere di via Lamaccio. Spero che questi si renda conto delle condizioni nelle quali versano gli operatori penitenziari italiani e non si limiti a sostenere soltanto le pur giuste pretese del rispetto dei diritti da parte dei detenuti. L'istituto di Sulmona, proprio perché rappresenta l’élite dei penitenziari italiani (negli ultimi anni si è passati da 400 eventi critici medi annui a soli 3 e questo grazie alla professionalità, alla dedizione e all’innata abnegazione di tutti gli addetti ai lavori), non meritava di essere “schiaffeggiato” da un detenuto il quale, contrariamente a quanto di solito viene fatto da molti di loro, non accetta evidentemente la revisione critica della sua personalità, richiesta dal regolamento e necessaria per il raggiungimento dei benefìci premiali previsti dalla legge. A tal proposito, a salvaguardia del diritto a un lavoro sicuro e scevro di strumentali quanto possibili minacce, lancio la proposta, soprattutto alla luce della norma appena approvata sulla tortura, di istituire la figura di un garante anche per tutti gli operatori penitenziari», sottolinea il sindacalista, che ha inviato al medico aggredito il sostegno e la solidarietà degli agenti e del sindacato.
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