Detenuto al 41-bis aggredisce scorta

Il fatto durante il trasferimento per una visita in ospedale. Allarme dei sindacati
L’AQUILA. Un detenuto nel carcere dell’Aquila in regime di “carcere duro” con il 41-bis, sabato scorso ha aggredito la scorta durante il trasferimento per una visita urgente al pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore. Gli agenti di polizia penitenziaria hanno avuto bisogno delle cure ospedaliere.
A denunciare il fatto sono i sindacati, che intervengono sulla questione. «L’ aggressione dovrebbe mettere fine alle continue e pressanti richieste di abolizione del 41-bis o di cosiddetto“affievolimento del carcere duro”»: così esordisce nella sua nota il segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria S.PP Aldo Di Giacomo, continuando: «I detenuti 41 bis continuano a rappresentare un rischio non solo per gli agenti ma soprattutto per quanto riescono ancora a fare con messaggi inviati fuori dal carcere. Sono sempre più numerosi i casi di telefonini sequestrati e di indagini dalle quali si evince che boss ed affiliati ai clan impartiscono ordini comodamente dalla cella. Siamo ad un punto di non ritorno nell’atteggiamento di chi amministra il sistema penitenziario e che non a caso a marzo scorso era stato contestato da associazioni di vittime di mafia, sindacati ed esponenti politici. Non è più sufficiente semplicemente rafforzare le misure di sicurezza negli istituti con 41 bis».
Sul tema è intervenuta anche la Fp-Cgil mostrando innanzitutto, tramite Giovanni Mari del sindacato aquilano, «vicinanza e solidarietà ai lavoratori coinvolti». Continuano Gino Ciampa e Beniamino Salvi della Fp-Cgil Abruzzo: «Occorre rafforzare le misure preventive e di sicurezza, al fine di salvaguardare le attività della polizia penitenziaria, così da esautorare eventuali e possibili casi analoghi, che potrebbero compromettere l’ordine, la sicurezza e l’incolumità psicofisica degli agenti». Aggiunge Mirko Manna, della Fp-Cgil nazionale: «Le aggressioni fisiche e verbali ai danni della polizia penitenziaria restano una preoccupante condizione nelle carceri del Paese. L’Amministrazione centrale deve garantire dei rigorosi protocolli a salvaguardia della sicurezza, specie quando trattasi di attività delicate e sensibili. Lavoratrici e lavoratori non possono essere esposti a rischi, senza che vi siano adeguati investimenti organici e di risorse».

