Detenuto al 41-bis aggredisce scorta

20 Settembre 2022

Il fatto durante il trasferimento per una visita in ospedale. Allarme dei sindacati 

L’AQUILA. Un detenuto nel carcere dell’Aquila in regime di “carcere duro” con il 41-bis, sabato scorso ha aggredito la scorta durante il trasferimento per una visita urgente al pronto soccorso dell’ospedale San Salvatore. Gli agenti di polizia penitenziaria hanno avuto bisogno delle cure ospedaliere.
A denunciare il fatto sono i sindacati, che intervengono sulla questione. «L’ aggressione dovrebbe mettere fine alle continue e pressanti richieste di abolizione del 41-bis o di cosiddetto“affievolimento del carcere duro”»: così esordisce nella sua nota il segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria S.PP Aldo Di Giacomo, continuando: «I detenuti 41 bis continuano a rappresentare un rischio non solo per gli agenti ma soprattutto per quanto riescono ancora a fare con messaggi inviati fuori dal carcere. Sono sempre più numerosi i casi di telefonini sequestrati e di indagini dalle quali si evince che boss ed affiliati ai clan impartiscono ordini comodamente dalla cella. Siamo ad un punto di non ritorno nell’atteggiamento di chi amministra il sistema penitenziario e che non a caso a marzo scorso era stato contestato da associazioni di vittime di mafia, sindacati ed esponenti politici. Non è più sufficiente semplicemente rafforzare le misure di sicurezza negli istituti con 41 bis».
Sul tema è intervenuta anche la Fp-Cgil mostrando innanzitutto, tramite Giovanni Mari del sindacato aquilano, «vicinanza e solidarietà ai lavoratori coinvolti». Continuano Gino Ciampa e Beniamino Salvi della Fp-Cgil Abruzzo: «Occorre rafforzare le misure preventive e di sicurezza, al fine di salvaguardare le attività della polizia penitenziaria, così da esautorare eventuali e possibili casi analoghi, che potrebbero compromettere l’ordine, la sicurezza e l’incolumità psicofisica degli agenti». Aggiunge Mirko Manna, della Fp-Cgil nazionale: «Le aggressioni fisiche e verbali ai danni della polizia penitenziaria restano una preoccupante condizione nelle carceri del Paese. L’Amministrazione centrale deve garantire dei rigorosi protocolli a salvaguardia della sicurezza, specie quando trattasi di attività delicate e sensibili. Lavoratrici e lavoratori non possono essere esposti a rischi, senza che vi siano adeguati investimenti organici e di risorse».