Detenuto muore, donati i suoi organi

L’uomo, condannato a 30 anni, stava scontando la pena nel carcere di Sulmona. I familiari hanno rispettato la sua volontà
SULMONA. Detenuto condannato a 30 anni di carcere, di cui 26 già scontati, muore e dona gli organi, secondo la volontà espressa durante la sua permanenza in cella. Pellegrino Cataldo, 68 anni, originario della provincia di Salerno e recluso da tempo nel carcere di Sulmona per reati molto gravi, è morto venerdì nel reparto di rianimazione dell’ospedale peligno dove si trovava da alcuni giorni ricoverato a causa di una grave emorragia cerebrale, non operabile, che non gli ha lasciato scampo.
Un’agonia cominciata per il 68enne mercoledì scorso. Cataldo si era sentito male nella sua cella ed era stato immediatamente soccorso dai medici del penitenziario allertati da un altro detenuto. La situazione era apparsa subito molto grave, tanto da spingere i medici a trasferire con urgenza il detenuto all’ospedale di Sulmona. Venerdì la situazione è precipitata e i familiari, rispettando il desiderio espresso dal proprio congiunto, hanno dato il consenso al prelievo di organi iniziato l’altra notte intorno all’una. All’uomo sono stati prelevati il fegato, espiantato da una équipe giunta con l’elicottero da Palermo (dove si trovava un paziente in attesa di un trapianto), e le cornee che sono state, invece, affidate alla Banca degli occhi dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.
Il prelievo delle cornee è stato eseguito dalla dottoressa Graciela Di Michele ,mentre la parte anestesiologica è stata curata dalla sua collega Marianthi Zolotaki.
Le complesse procedure di preparazione, propedeutiche al prelievo degli organi, sono state assicurate con grande impegno dagli operatori del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Sulmona.
Il detenuto, che si trovava in carcere a Sulmona, grazie ai benefici della buona condotta sarebbe uscito prima della scadenza della pena (fissata nel 2022) che gli era stata inflitta.
Ma le porte del carcere, per Cataldo, si sono spalancate solo per consentire l’uscita dell’ambulanza diretta a sirene spiegate verso il vicino ospedale. È lì che i suoi familiari, accorsi da Salerno, hanno deciso, dopo aver compreso che non c’era più nulla da fare, di rispettare la sua volontà, maturata negli anni della detenzione, di donare gli organi. Un atto di straordinaria solidarietà che assume il valore di un riscatto umano e civile per i reati commessi in vita. Una prova di solidarietà maturata dietro le sbarre del carcere di Sulmona. Un caso, certo non frequente, che dà alla detenzione il significato di un’esperienza rieducativa.
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