Di Bartolomeo, aquilano in Lussemburgo

18 Settembre 2018

Il capo del parlamento dell’unico Granducato del mondo atteso a novembre a San Demetrio, terra d’origine del nonno

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI. Il nonno, Ugo Di Bartolomeo, è nato a San Demetrio ne’ Vestini, emigrato in Lussemburgo in cerca di fortuna, agli inizi del secolo scorso. Ed è proprio nel paese vestino, dove vivono il cugino Francesco e il nipote Antonio, che Mars Di Bartolomeo, presidente del parlamento lussemburghese, tornerà all’inizio di novembre. Una visita di piacere, qualche giorno di svago nel suo Abruzzo, ma anche l’occasione per un gradito riconoscimento: il Comune sta, infatti, pensando di consegnargli le “chiavi della città”, come personaggio di spicco che si è fatto strada all’estero. Nulla a che vedere con le polemiche politiche di questi giorni, che hanno visto Di Bartolomeo, dalle colonne del Fatto quotidiano, attaccare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «La sua politica semplifica, divide e semina odio», le parole del presidente del parlamento del Lussemburgo.
NIPOTE DI EMIGRATI. «I miei nonni erano abruzzesi», ha raccontato Di Bartolomeo, «da parte paterna di San Demetrio, in provincia dell’Aquila. Sono emigrati in Lussemburgo per fuggire da una situazione di estrema povertà. Qui sono venuti da soli, senza le famiglie: giovani maschi, come i migranti di oggi, ha raccontato. Erano schiavi in Italia e sono diventati più liberi grazie al Lussemburgo. Se ne deve tenere conto».
CONTRO SALVINI. L’appunto di Di Bartolomeo a Salvini, che fa parte del Partito socialista operaio, come il ministro degli esteri, Joan Asselbord, che ha avuto con il leader della Lega un diverbio nel corso della Conferenza sui migranti, concludendo il suo intervento con la frase “merde, alors”, divenuta celebre, riguarda la politica anti-immigrati. «Per colpa di movimenti nazionalisti come quello di Salvini, tutto quello che abbiamo fatto per unire i nostri popoli è oggi in pericolo. Questo modo di dividere e semplificare», è il Di Bartolomeo-pensiero, «mi ricorda quello che abbiamo vissuto prima della Seconda guerra mondiale e mi fa paura».
INFANZIA DIFFICILE. «Quando ero piccolo, negli anni Sessanta, la gente mi chiamava con disprezzo, in Lussemburgo, “spaghetto”, “orso” o “boccia”, con un chiaro riferimento alle mie origini italiane e abruzzesi», ricorda Di Bartolomeo, «poi sono diventato sindaco della mia città, Dugelande, ministro e presidente del parlamento europeo. Oggi le cose sono molto diverse: i lussemburghesi vestono italiano, mangiano italiano e fanno vacanze in Italia».
CAVALIERE DELLA REPUBBLICA. Lo scorso anno l’ambasciata italiana in Lussemburgo ha conferito a Di Bartolomeo il titolo di cavaliere della Repubblica, nel corso di una cerimonia a cui hanno preso parte anche il cugino, Francesco, che vive a San Demetrio e il nipote, Antonio, vicesindaco nel paese aquilano. «Anche in virtù di questo alto riconoscimento alla figura e all’operato di mio zio», spiega Antonio Di Bartolomeo, «l’amministrazione comunale sta pensando di consegnargli le chiavi della città, nel corso di un evento pubblico che programmeremo in occasione della sua visita, prevista per novembre. Ci farebbe piacere accoglierlo a livello istituzionale». VILLA GRANDE-LUSSEMBURGO. I parenti di Di Bartolomeo vivono a Villa Grande, una delle sette frazioni di San Demetrio. «Mio zio è nato in Lussemburgo, ma il nonno, Ugo, era originario di San Demetrio, che ha lasciato da giovane per andare a lavorare all’estero. Erano tempi duri, di povertà e miseria. Con la famiglia, tornava puntualmente in paese, almeno una volta all’anno, per le vacanze estive: qui aveva lasciato il suo cuore, oltre che amici e parenti. Un legame forte, mai sopito, quello con la terra d’origine».
©RIPRODUZIONE RISERVATA