Di Benedetto morta a 49 anni: «Avvocato ironico e brillante»

Lascia una figlia e il marito Domenico Visioni, era ricoverata in un ospedale romano I funerali alle 15 nella basilica di San Bernardino: «Aveva grande sensibilità umana»
L’AQUILA. È deceduta sulla soglia dei 49 anni (li avrebbe compiuti il 6 maggio prossimo) l’avvocato Isabella Di Benedetto che da qualche giorno era ricoverata in ospedale a Roma. Isabella lascia la figlia Beatrice e il marito Domenico Visioni. La notizia della morte del legale ha suscitato costernazione anche all’Università. Isabella è sorella di Pietro Di Benedetto, direttore generale dell’Ateneo. Il Rettore Edoardo Alesse ha espresso alla famiglia Di Benedetto le condoglianze sue e dell’intera comunità accademica. Messaggio di cordoglio anche da Maurizio Capri, presidente dell’Ordine degli avvocati: «Il consiglio dell’Ordine e gli avvocati tutti piangono la prematura scomparsa della cara collega Isabella Di Benedetto. Stimata professionista, colta e preparata, donna ironica e brillante. Mancheranno il suo sorriso e il suo travolgente entusiasmo. Gli avvocati aquilani, attoniti e commossi, la ricorderanno sempre e si stringono con affetto alla famiglia, con un particolare abbraccio alla figlia Beatrice».
I funerali sono previsti oggi alle 15 nella basilica di San Bernardino.
Isabella Di Benedetto, oltre a essere tra i migliori legali aquilani, in particolare nel campo del Civile, era una donna che suscitava immediata empatia e aveva una grande sensibilità umana. Lo testimoniano i suoi brevi messaggi su Facebook che lei scriveva ogni 6 aprile.
Ecco gli ultimi tre. Così nel 2019: «Dieci anni e porto i segni di tutto, il terrore di quella notte, l’alba in una città di zombie, le macerie, l’esilio sulla costa, i traslochi, la paura di non farcela, la soddisfazione di avercela fatta, le ricostruzioni delle cose e della nostra identità. Nessuno – e dico nessuno – che non fosse qui quella notte e che non sia poi rimasto a soffrire e sperare, potrà mai davvero capirmi».
E nel 2020: «Undici anni e una nuova sofferenza (con riferimento al Covid, ndr), senza che sia mai andata via la vecchia, la più grande per ogni aquilano». Nel 2021: «Dodici anni che in alcuni casi sembrano un istante e in altri un’epoca. L’Aquila torna lentamente a essere sé, ma tutto intorno è cambiato. Ciò a partire dalla mia generazione, quella dei fortunati che non hanno visto la guerra, dei privilegiati del consumismo senza fatica che hanno affrontato e affrontano da 12 anni il terremoto e da oltre un anno una pandemia che prova di nuovo a farci piegare la testa. Ce la faremo», concludeva.
Era una donna ironica, pronta a sdrammatizzare anche su qualche “seccatura” nel lavoro. «Dieci giorni a perdere la testa su un ricorso per Cassazione difficilissimo» ha scritto in un post «uscite dallo studio alle 22, sveglie di notte coi dubbi, centinaia di pagine lette, lo studio fermo. Finisco e chiamo soddisfatta il cliente per dire che il ricorso era pronto e glielo avevo mandato per e-mail. Ottengo la seguente risposta: lo leggo domani perché sono all’asta del fantacalcio». Oppure delle vere e proprie freddure: «Alle ore 10, tra un bar, un tabaccaio e una cartoleria, gli addetti e perfetti sconosciuti mi hanno già chiamato 4 volte Cara, 1 volta Tesoro e ben 2 volte Stellì. A nulla è valso il mio sopracciglio inarcato e lo sguardo severo a indurre a un più misurato Signora».
La morte di Isabella Di Benedetto ha aperto un vuoto incolmabile nella sua famiglia ma mancherà molto anche alla città.
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