Di Cosimo: «Io cacciata perché donna»

18 Febbraio 2019

L’assessore defenestrata grida al complotto: «La città è con me, sono vittima di un atteggiamento maschilista»

L’AQUILA. Quest’anno niente Carnevale. Anche se per alcuni può bastare quello che si è visto finora, grazie. In realtà, la sfilata dei carri allegorici per le vie del centro nel decennale del terremoto ora è davvero a forte rischio. Il rammarico lo esprime l’ormai ex assessore Sabrina Di Cosimo, defenestrata dal sindaco Pierluigi Biondi. Di Cosimo ha accettato di raccontare al Centro il suo punto di vista.
Niente Carnevale?
«La sfilata non si fa più. C’erano tante cose da fare, dal piano sicurezza agli atti amministrativi. Stavo lavorando anche su questo, ma tutto si è fermato all’improvviso. Mercoledì avevamo una giunta...poi ho letto sul web che non ero più assessore. Alla faccia del rispetto istituzionale».
Quali sono i motivi?
«Se fossi stato un assessore uomo non sarei stato trattato così. I motivi non li conosco ancora. Il primo: un alterco con Marchesi alla riunione con le istituzioni culturali. Ma l’alterco è un’invenzione. Lo ha confermato anche Marchesi con grande delicatezza e cortesia. Smentito il primo “caso”, ne è stato tirato fuori un altro, l’alterco con una staffista non riconfermata. Ma su questo aspetto dico solo che le carte sono in regola. E partiranno le denunce. In ogni caso, se, come si dice, avrei aggredito qualcuno a novembre scorso, come mai quel qualcuno non mi ha denunciato e la storia esce solo adesso? E perché non prima delle elezioni? Perché i voti portati dall’assessore Di Cosimo facevano comodo?».
Ha avuto modo di chiarirsi col sindaco Biondi?
«Si è chiuso a Villa Sant’Angelo e non ha voluto incontrare nessuno di quelli che gli stanno dicendo che ha sbagliato. Si è ritrovato di colpo con una città in rivolta. Mai successo. All’evento con Roberto Vecchioni la gente si faceva le foto con me e mi manifestava solidarietà. Io vado avanti a testa alta. La gente mi ama, è con me. Il mio lavoro è sotto gli occhi di tutti. Se sono antipatica è un altro conto...».
Quindi lei è stata cacciata per...
«Cercavano a tutti i costi qualcosa contro di me. La premeditazione è ovvia e fa capire la colpevolezza di chi ha ordito questa trama. Io passo come irruenta e persona che non dà ascolto. Forse ha fatto male a qualcuno il fatto che mi sono impegnata molto per la città. Sono finita anche al pronto soccorso per tutto lo stress di questi giorni. Ripeto: se mi fossi chiamata Luigi D’Eramo non sarebbe finita così. Sono vittima di un atteggiamento maschilista. Ho lavorato sodo in un anno e mezzo: l’unico assessorato, il mio, in un contesto di nulla cosmico. Con la ricostruzione e tutto il resto fermo, solo le mie iniziative hanno animato la città».
Che farà, adesso?
«Mi hanno chiamato tanti avvocati anche da Roma che mi assisteranno gratis. Perché la vicenda avrà un seguito. Si dovrà spiegare alla città perché la mia figura di assessore è stata sfruttata politicamente fino all’ultimo e poi il sindaco mi ha sfregiato in pubblico».
Può spiegare il “comportamento poco consono”?
«Ma infatti la gente potrà chiedersi: che avrà fatto mai davanti a Marchesi, si sarà denudata, avrà bestemmiato? Chi dice che vuole in amministrazione persone sobrie e di qualità non va certo a litigare coi ragazzi in piazza il giorno di Salvini alla Befana...».
Una frattura insanabile, insomma...
«Credo di sì, a questo punto. Mentre prima ci stavo pensando...adesso non vedo margini. C’è stata un’insurrezione popolare da destra a sinistra in modo trasversale a mio favore. E il messaggio che passa è questo: chi fa qualcosa viene cacciato. Ma il mio carattere è indomito: nessuno mi mette i piedi sopra e le carte sono a posto e ce le ho tutte da parte. Io vado a testa alta».
Che farà domattina?
«Ieri avrei dovuto incontrare il sindaco, ma tutto è stato superato dagli eventi. Prima di tutto penserò alla mia salute. Poi mi difenderò nelle sedi opportune. So difendermi: l’ho già fatto altre volte, come sulle contestazioni per gli affidamenti diretti: nessuna ombra».
E i bandi per la cultura del decennale?
«Ce ne sono due: a quello fatto dal Comune tramite il mio assessorato, a dicembre, ne è stato sovrapposto un altro, in concorrenza. Se si mettono insieme tutti i tasselli... Io ho fatto la più bella Perdonanza e il più bel Natale della storia e tu mi cacci. Ti sto antipatica? Tolgo luce ad altri? Faccio ombra? Voglio parlarne con Marsilio e Meloni».
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