Di Lorenzo: «L’Asl collabori con le case di cura private»

11 Gennaio 2019

AVEZZANO. «La guerra dei poveri che da anni affligge la sanità della Marsica, e di tutta la provincia dell’Aquila, tra pubblico e privato e fra struttura e struttura, è solo a nostro svantaggio. Le...

AVEZZANO. «La guerra dei poveri che da anni affligge la sanità della Marsica, e di tutta la provincia dell’Aquila, tra pubblico e privato e fra struttura e struttura, è solo a nostro svantaggio. Le strutture della costa crescono a dismisura, mentre noi, a differenza di quanto affermato dal primario Pierluigi Di Stefano, siamo sempre meno numerose e ridotte al minimo sia in termini di letti sia di budget assegnato». È quanto afferma Lucia Di Lorenzo, responsabile dell’omonima clinica di Avezzano, in risposta alla presa di posizione del primario di Chirurgia dell’ospedale di Avezzano, Di Stefano, che chiedeva più posti letto per acuti nel pubblico, per alcuni tipi di pazienti, per far fronte alla domanda proveniente dai pronto soccorso. «Abbiamo tentato in tutti i modi di offrire la nostra collaborazione alla Asl», ricorda la Di Lorenzo, «per risolvere il problema dei pronto soccorso intasati, ma la Asl è costretta a far affrontare anche un lungo viaggio a pazienti e familiari piuttosto che trasferirlo nelle case di cura accreditate del territorio, in base a un’assurda disposizione regionale scritta da chi opera in territori che non hanno queste problematiche. Solo per chiarirle la mia posizione, faccio presente a Di Stefano che la casa di cura Di Lorenzo da me diretta è dotata di una Rianimazione aperta 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno e che è dotata di professionisti di altissima esperienza continuamente formati. La qualità e la sicurezza delle prestazioni sono una priorità assoluta, cerchiamo di svolgere al meglio un’attività qualificata bilanciando, con immensa fatica, questi principi con i costi che possiamo sostenere. Per quanto concerne poi la duplicazione dei reparti fra le strutture», conclude, «faccio presente che ho presentato negli ultimi 10 anni decine di proposte di riconversione, con la massima disponibilità all’integrazione e alla collaborazione con il servizio pubblico, ma queste sono tuttora lettera morta. Non mi arrendo e continuo a sperare». (p.g.)