Di Orio difende le scelte: ho salvato l’Ateneo

20 Luglio 2016

Il professore attacca il senatore Barani dopo l’interrogazione parlamentare sulle vicende giudiziarie

L’AQUILA. Il professore Ferdinando di Orio, ex rettore dell’Università dell’Aquila, scrive al Centro una nota sulle vicende giudiziarie che lo riguardano.

«Leggo ora il commento sull’interrogazione, a proposito del pericolo di prescrizione del processo ex-Optimes, proposta da Lucio Barani, senatore verdiniano della provincia di Massa-Carrara e desidero rammentarvi che nel resoconto della vostra giornalista presente in udienza all’ultima udienza del 7 luglio, fu correttamente riportata una mia dichiarazione nella quale si precisava che io non avevo alcun interesse al rinvio del processo, chiesto dal difensore di altro imputato».

«Il mio difensore avvocato Giovanni Marcangeli ha espresso invece al collegio giudicante la mia aspirazione a una sollecita definizione, per vedere accertata, come spero, l’insussistenza delle accuse formulate nei miei confronti. Ed infatti il dibattimento non ha offerto elementi a sostegno dell’accusa ma molti elementi a discarico. Gioverà ricordare che le questioni dedotte non hanno rilevanza penale essendo stato perfettamente limpido, trasparente e documentato il ruolo apicale da me svolto nella vicenda ed essendo emerso che la stessa Agenzia regionale del territorio ebbe a rivalutare in aumento la stima dell’Ufficio provinciale del territorio. È anche emerso che furono bloccati, per mio intervento, i pagamenti dei canoni con l’instaurazione di un giudizio civile. Comunque», prosegue di Orio, «la vicenda si inserisce e va valutata nel contesto drammatico dell’immediato post-terremoto quando spasmodicamente gli organi universitari, accademici, amministrativi e tecnici (nella primavera-estate 2009, all’epoca il mercato immobiliare all’Aquila era notoriamente “impazzito”), si preoccuparono di trovare un capannone per ospitare seimila studenti e fecero ogni sforzo per assicurare la riapertura dei corsi universitari, come poi avvenne, nell’autunno del 2009».

«Fu questo», argomenta l’ex rettore, «un risultato eccezionale di cui io mi vanto a titolo personale e quale rettore dell’epoca, ringraziando ancora, il Senato accademico, gli uffici amministrativi e tecnici, i consigli di facoltà e gli studenti per il disinteressato ed appassionato appoggio dato per salvare l’Università e sostenere in tal modo la martoriata città dell’Aquila. La denuncia del professor Tiberti, una delle tante, venne inoltrata qualche anno dopo, e peraltro senza che il professor Tiberti avesse in qualche modo vissuto la gravissima fase emergenziale del post-terremoto. L’iscrizione del processo risale all’anno 2011 per fatti del 2009 e quindi potremmo dire che è anche tardiva la denuncia! Ogni giorno nelle sedi dei tribunali ci sono migliaia di processi in odore di prescrizione ed i magistrati fanno quello che possono per fronteggiare le carenze di organico (in questo caso un giudice è in congedo per maternità) e per smaltire il notevole carico di pendenze. Se si dovessero fare interrogazioni parlamentari per ogni processo che sta per prescriversi, il ministero della Giustizia sarebbe inondato; peraltro non sono nemmeno esatti i termini indicati nel vostro giornale».

«Per quanto riguarda gli altri due processi», aggiunge di Orio, «ancora una volta sottolineati da codesto giornale, debbo dirvi che la condanna del tribunale di Roma per il reato di induzione indebita (e non concussione e vi invito a riflettere sulla fattispecie astratta ravvisata dal tribunale) è stata da me appellata, mentre il processo di Rieti, come quello dell’Aquila, sta dimostrando, nell’istruttoria dibattimentale, l’inconsistenza delle accuse di cui alla denuncia del solito professor Tiberti. Vi chiedo, infine, di indagare se il senatore Lucio Barani sia venuto all’Aquila nel 2009, se conosca la realtà dell’Aquila e come sia venuto a conoscenza del processo».

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