Di Pangrazio, chiesta la condanna «Dimostrerò la mia innocenza»

2 Giugno 2021

Il sindaco: «Sono sereno, emergerà la mia completa estraneità ai fatti che mi vengono contestati» Nel mirino cinque viaggi nei quali, secondo l’accusa, avrebbe indebitamente usato i mezzi dell’Ente

AVEZZANO. L’accusa è di peculato e la richiesta della pena per il sindaco di Avezzano è di 4 anni e mezzo. A chiederla i pubblici ministeri della procura della Repubblica dell’Aquila nell’ambito dell’inchiesta sull’uso improprio delle auto blu in Provincia nel 2014. Sotto accusa altre 4 persone, tutte in servizio negli uffici dell’Ente. Il primo cittadino di Avezzano si dice sereno e convinto che riuscirà ad emergere «la sua estraneità ai fatti contestati» .
Di Pangrazio, rieletto sindaco ad Avezzano nella ultime elezioni, è accusato in qualità di allora dirigente della Provincia. I pm Stefano Gallo e Roberta D’Avolio, dopo una lunga requisitoria, hanno avanzato le richieste di condanna. Le pene, oltre a quella chiesta per di Pangrazio di 4 anni e mezzo, ammontano a 4 anni e 2 mesi per la dirigente della provincia Paola Contestabile, di Celano, a 3 anni e 8 mesi per l’autista Mario Scimia, dell’Aquila, a 2 anni e 8 mesi per l’autista Maria Pia Zazzara, di Pescina, e a un anno per Anna Maceroni, di Avezzano. L’ex autista, Ercole Bianchini, aveva patteggiato a suo tempo due anni. L’inchiesta, partita nel 2014, vede imputato Di Pangrazio in relazione al presunto uso illecito dell’auto blu della Provincia che la Procura dell’Aquila gli contesta.
I fatti risalgono al 2013 e dopo le indagini gli investigatori misero i sigilli a tre auto di proprietà dell’Ente.
Vengono contestati a Di Pangrazio cinque viaggi nei quali avrebbe indebitamente utilizzato l’auto blu. Il sindaco ha sempre respinto le accuse affermando di aver agito nel rispetto del regolamento dell’Ente e consegnando delle prove documentali a giustificazione dei viaggi contestati.
«Ho piena fiducia nei giudici e nella giustizia, come ho sempre ripetuto nel corso della mia carriera al servizio delle istituzioni», ha commentato il sindaco Di Pangrazio, «Attendo con serenità la pronuncia del collegio giudicante, sicuro del fatto che emergerà la mia completa estraneità agli addebiti che mi vengono contestati. Nel frattempo, tutte le mie energie saranno dedicate a risollevare le sorti della città della quale ho l’onore di essere sindaco».
«Pensiamo di aver dimostrato la completa insussistenza delle accuse contro l’allora dirigente Di Pangrazio», ha sottolineato il suo legale, l’avvocato Antonio Milo.
«Tra l’altro come dimostrano gli atti della Ragioneria della Provincia», ha aggiunto, «in quel periodo lui ha rinunciato a circa 60 mila euro di indennità e non ha mai chiesto un soldo di rimborso per le spese. La sua specchiata moralità, riconosciuta dalla città, è stata testimoniata in tutte le fasi processuali, che ormai vanno avanti da quasi otto anni, con una grande sofferenza da Di Pangrazio, rieletto sindaco della città per tutelare i cittadini. Cosa che sta facendo sin dall’inizio, dalla grave difficoltà economica e sociale in cui versa il territorio marsicano».
Per quanto riguarda il merito delle accuse, il legale ha ricordato che «un illustre predecessore di Gianni Di Pangrazio, il professore Mario Spallone, in occasione di un procedimento analogo del Tribunale di Avezzano, dove gli venivano contestati numerosi viaggi e nel quale il pubblico ministero aveva chiesto 5 anni di pena sulla base del regolamento per la gestione e l’uso dei veicoli comunali tuttora vigente – fu assolto perché il fatto non costituisce reato. Siamo sicuri», ha concluso Milo, «che anche il tribunale dell’Aquila, sulla base della ricostruzione dei fatti, assolverà il dottor Di Pangrazio che potrà così continuare ad occuparsi dei cittadini e di una città che, dopo un lungo periodo di commissariamento, sta cominciando a risalire la china nonostante le difficoltà dovute all’emergenza sanitaria».
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