Di Pangrazio, doccia gelata: «Legge Severino legittima»

È quanto stabilito dalla Corte costituzionale esaminando l’analogo caso a Catania Cadono le speranze per un reintegro. Potrebbe tornare solo nel gennaio 2023
AVEZZANO. La Corte costituzionale infrange le residue speranze di Gianni Di Pangrazio, sindaco sospeso di Avezzano, condannato in primo grado per peculato d’uso nella vicenda sulle auto blu e “fermato” dalla prefettura dell’Aquila per effetto della Legge Severino. I giudici costituzionali, con sentenza depositata ieri, che riguardava la «non fondatezza delle eccezioni di costituzionalità sollevate dal tribunale di Catania il 5 dicembre 2020» – relativamente alla sospensione dall’incarico elettivo del sindaco catanese Salvo Pogliese – hanno respinto la questione di legittimità proposta dal tribunale siciliano. Viene dunque ritenuta legittima la parte della Legge Severino che il tribunale di Catania aveva chiesto di esaminare, reintegrando Pogliese nella carica di sindaco e ponendo, dinanzi alla Corte costituzionale, le questioni di legittimità riguardo la sospensione della Severino, il cui ricorso ieri è stato bocciato.
Quello spiraglio atteso anche da Di Pangrazio, che avrebbe potuto aprire ben altri scenari nella città marsicana, non è arrivato.
Per il sindaco di Avezzano la Severino è stata applicata lo scorso luglio e resterà in vigore fino al gennaio 2023 (18 i mesi di sospensione previsti, cinque già applicati). Salvo una diversa sentenza in Corte d’appello sui cui tempi, però, non vi sono certezze.
Il peculato d’uso contestato a Di Pangrazio dovrebbe andare in prescrizione l’anno prossimo, ma l’eventuale assoluzione per avvenuta prescrizione dovrà essere sempre stabilita da un giudice. Avezzano dovrà fare a meno del suo sindaco, rieletto nell’autunno del 2020, ancora per un bel po’. Gianni Di Pangrazio viene attualmente sostituito dal vice Domenico Di Berardino.
Una doccia gelata era arrivata già all’inizio del mese di novembre con la decisione del tribunale dell’Aquila di respingere il ricorso contro la sentenza di primo grado presentato dal sindaco sospeso.
Di Pangrazio è stato assolto dal reato più pesante, quello di peculato, ma è stato condannato a un anno e 4 mesi per peculato d’uso. Gli vengono contestati tre viaggi con l’auto di rappresentanza. Accuse che Di Pangrazio ha respinto sempre con forza, sottolineando che gli spostamenti erano avvenuti per motivi istituzionali.
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