Di Pangrazio: «Norma incivile, continuo a lavorare per la città»

Il sindaco sarà sospeso da sei a 18 mesi dopo la condanna per peculato d’uso, lo sostituirà il suo vice «La sentenza si commenta da sola, ma sono abituato ai colpi bassi. Resto vicino a giunta e consiglio»
AVEZZANO. «Mi spenderò ancora di più per la nostra amata città, ci troviamo di fronte a una norma incivile, che non andrebbe applicata nemmeno in un paese del terzo mondo». A parlare è il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio commentando la sospensione a cui sarà sottoposto a seguito della sentenza del tribunale dell’Aquila che lo ha condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, per i reati di peculato d’uso, a abuso d'ufficio, assolvendolo per il reato di peculato. Nei prossimi giorni il prefetto Cinzia Torraco dovrà stabilire quanti mesi di sospensione dalla carica comminare a Di Pangrazio. La norma prevede un periodo da 6 a 18 mesi.
Ieri mattina, in una conferenza stampa alla presenza degli altri amministratori comunali, del vicesindaco Domenico Di Beradino, che dovrà sostituirlo nel periodo di sospensione, del presidente del consiglio comunale Fabrizio Ridolfi e del consigliere e avvocato Gianluca Presutti, che ha esaminato la sentenza, il primo cittadino non ha risparmiato critiche alla legge che lo terrà lontano dalla carica. «È una norma che va innanzitutto contro i cittadini», ha spiegato, «subisco un provvedimento amministrativo per cui proprio oggi tutti i sindaci d’Italia stanno manifestando a Roma. Oltre 8mila sindaci manifestano contro una norma che non colpisce i parlamentari, ma solo i primi cittadini, e voi sapete quanto è facile per un sindaco commettere qualche errore. In passato, la legge ha colpito De Magistris e De Luca, che dovettero fermarsi due o tre mesi. Anche io mi dovrò fermare, ma l’amministrazione, quella che ha visto con il 60 per cento dei voti riconoscere il proprio valore, sarà in grado di continuare a dare il proprio contributo per la città. Personalmente», ha sottolineato, «sarò ancora più vicino a vicesindaco, giunta e consiglieri per poter dare ancora il mio supporto». Sulla sentenza il sindaco ha affermato che «si commenta da sola». «Sono abituato ai colpi bassi, a dover sopportare e oggi viene paventata la sospensione per quelli che sono stati definiti gravi reati», ha proseguito, «in realtà stiamo parlando di peculato d’uso, di tre viaggi e quindi di scarse 200 euro. Si tratta a questo punto di una sentenza che può commentarsi da sola, soprattutto considerando che stiamo parlando di un sindaco che ha rinunciato a indennità e rimborsi per 62mila euro, ma che deve comunque sopportare una pena del genere. Mi si contestavano infatti abusi vari che non ho compreso, come non capisco e continuo a non capire le sanzioni penali per aver, in passato, falsamente proposto una delibera per la spending rewiew: una delibera la cui paternità è stata riconosciuta ad altri, che non riguardava gli enti locali, ma che è comunque costata una condanna». Di Berardino ha voluto «rassicurare la città», sul fatto che «c’è un solo sindaco eletto, Gianni Di Pangrazio, e sarà cosi anche nei prossimi mesi. Continueremo a fare il nostro lavoro, a operare nella sua stessa direttiva e a portare avanti il suo programma di mandato. La stima e il rispetto nei suoi confronti rimangono immutate».
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