Di Piero: sarà una città attrattiva punto a fermare lo spopolamento

Il messaggio agli alleati nella coalizione: «Non nego difficoltà, ma l’amministrazione andrà avanti Ho avuto momenti di sconforto. La candidatura a Capitale della cultura? Una bella speranza»
SULMONA. È sindaco da un anno. Per Gianfranco Di Piero è tempo di tracciare il suo primo bilancio. Guardando al futuro di Sulmona.
Pandemia, caro energia, ma anche ripartenze. In questo primo anno sono state più le difficoltà o le soddisfazioni?
«Il virus ha lasciato lutti e danni anche nella nostra città ma la mia amministrazione, oltre alla gestione della fase finale della pandemia, ha avuto il privilegio di gestire il momento della ripartenza, della ripresa delle tante attività culturali e sociali che animano Sulmona: eventi teatrali e musicali, riti pasquali, Giostra cavalleresca, cartellone delle manifestazioni estive, eventi sportivi. Il caro energia è un problema che si è palesato negli ultimi mesi e lo scenario che si prefigura è tutt’altro che rassicurante. Il bilancio, pur nelle oggettive difficoltà, è sostanzialmente positivo. I momenti più belli coincidono con la riapertura della scuola media Serafini, il ritorno a Sulmona dell’Istituto tecnico De Nino-Morandi e l’allestimento del cantiere del liceo classico. Ricordo con piacere il conferimento della cittadinanza onoraria alla polizia di Stato, l’attribuzione del Sigillo d’oro a Ezio Mattiocco e l’accoglienza riservata alla popolazione ucraina in fuga dalla guerra».
È riuscito a tenere insieme la maggioranza nonostante le diatribe interne. Ma c’è ancora l’intesa pre-elettorale?
«La gestione di una coalizione è sempre un fenomeno complesso, proprio in considerazione delle diverse anime che la compongono e di qualche, conseguente, personalismo. Aldo Moro diceva che un governo di coalizione presuppone necessariamente una comune assunzione di responsabilità e io ho sempre invitato i partner della maggioranza a un confronto aperto e leale, basato sul patto di coalizione a suo tempo sottoscritto. Non nego difficoltà gestionali, ma non sono emersi segnali ostativi alla prosecuzione dell’azione amministrativa».
Priorità per i prossimi mesi?
«La candidatura a Capitale della cultura è una speranza che suggella antiche aspirazioni della città. Come ho già avuto modo di dire, non dobbiamo farci soverchie illusioni perché la concorrenza è autorevole e agguerrita. Però, avverto il dovere di ringraziare i membri del Comitato tecnico scientifico che, con margini di tempo ristrettissimi e in piena estate, hanno elaborato un dossier che costituisce un riferimento utilissimo per un progetto ambizioso di attività culturali. Relativamente al rilancio dei luoghi di interesse, non posso non evidenziare la prossima apertura del Museo Ovidio e la riapertura dell’Eremo di Sant’Onofrio. Inoltre, è necessario dare vita alla progettazione relativa ai finanziamenti ottenuti con il Pnrr: cinema Pacifico, teatro comunale, scuola via L’Aquila, digitalizzazione dei servizi al cittadino e vari finanziamenti inerenti al settore sociale».
Veniamo ai problemi. Partiamo dai trasporti...
«La necessità di garantire i collegamenti con i centri maggiori è di vitale importanza per consentire una minima prospettiva di sviluppo. Siamo impegnati per ripristinare almeno parte dei collegamenti con la capitale al fine di garantire a Sulmona il giusto ruolo di centralità geografica. Dobbiamo fare squadra con le altre municipalità affinché si realizzino nei tempi temi più brevi possibili le opere infrastrutturali che interessano questi territori».
E sulla cassintegrazione alla Marelli che ne pensa? È preoccupato per la fabbrica?
«Partecipiamo con attenzione al tavolo regionale sull’automotive recentemente costituito».
Altro tema caldissimo: gasdotto e centrale Snam.
«Abbiamo ribadito in tutte le sedi che l’opera è impattante sotto vari aspetti: paesaggistico, ambientale e per la salute della comunità. Abbiamo ragione di ritenere che la centrale e il metanodotto non siano funzionali alla necessità di fronteggiare la crisi energetica attuale ma piuttosto a un disegno imprenditoriale della Snam mirato alla creazione di un grande hub del gas nel nostro Paese. Tutto ciò senza arrecare alcun beneficio alle bollette energetiche e in barba agli impegni sottoscritti in sede internazionale. Riguardo alle iniziative da intraprendere, riteniamo imprescindibile aprire un confronto con le forze politiche e sociali, chiamando a pronunciarsi il consiglio comunale».
Il tribunale sopravviverà?
«Continueremo il dialogo, in realtà mai interrotto, con tutti i parlamentari del territorio per far portare avanti i disegni di legge depositati sia alla Camera sia al Senato, frutto di un lavoro congiunto tra le parta politica e gli addetti ai lavori. La legge sul riordino della geografia giudiziaria, a ormai 10 anni dalla sua attuazione, ha dimostrato tutte le sue criticità e la sua rivisitazione è un passaggio necessario per riequilibrare l’amministrazione della giustizia».
Ha mai pensato di mollare tutto?
«Sarei insincero se dicessi che non si avvertono, talvolta, momenti di sconforto legati alla complessità dei problemi e alla dialettica politica in seno alle componenti di maggioranza. Sarei altrettanto insincero se negassi che talune scelte imposte da centri decisionali lontani dal contesto territoriale – Snam, ospedale e taglio dei collegamenti – non creano momenti di disaffezione di fronte alla difficoltà di incidere su tali decisioni. Riguardo al tempo sottratto alla famiglia, agli affetti e al tempo libero, ero consapevole che il mandato avrebbe limitato la possibilità di coltivare interessi ulteriori rispetto agli impegni amministrativi».
Come immagina Sulmona da qui ai prossimi 4 anni?
«Sogno una città con un’alta qualità della vita, che si riconosca nel proprio patrimonio culturale, ambientale, architettonico-monumentale, capace di costruire un’economia fondata su queste indubbie qualità e in grado di attrarre investimenti e risorse al fine di arrestare l’inesorabile processo di spopolamento cui assistiamo da diversi anni. Lavoriamo per una città con servizi funzionali e in grado di corrispondere ai bisogni diffusi della popolazione, compreso il bisogno di salute».

