Di Pietro può tornare a fare l’assessore

Canistro, il Riesame annulla l’interdizione per 12 mesi dai pubblici uffici. L’uomo era stato arrestato nel settembre scorso
CANISTRO. Paolo Di Pietro potrà tornare a fare l’assessore al Comune di Canistro. Il tribunale del Riesame ha revocato l’interdizione dai pubblici uffici. L’uomo, anche vicesindaco con delega ai Lavori pubblici nel paese della Valle Roveto, era finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Avezzano.
I provvedimenti cautelari erano scattati nel settembre 2017 e oltre a Di Pietro avevano colpito Antonio Ruggeri, Sergio Giancaterino, Antonio Ranieri, Giuseppe Venturini, Giuseppe D’Angelo ed Emiliano Pompa. L’inchiesta dei pm Maurizio Cerrato e Roberto Savelli ha riguardato presunti appalti “oliati” da mazzette.
Per l’accusa, Giancaterino e Di Pietro avevano addomesticato l’appalto sui lavori per la ristrutturazione e l’ampliamento del cimitero di Canistro (importo della gara 179.788 euro). Gli accordi fra i due, sempre in base all’accusa «ricomprendevano anche il subappalto in favore della ditta del fratello dell’amministratore, subappalto che si deve ritenere come una forma di retribuzione illecita del vicesindaco». Il 19 ottobre il Riesame dell’Aquila aveva applicato a Di Pietro, invece della misura degli arresti domiciliari, quella interdittiva della sospensione per 12 mesi dall’esercizio di pubblici uffici e servizi. In accoglimento dell’impugnazione proposta dalla Procura marsicana, secondo cui la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio «non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare, la Corte di Cassazione, lo scorso 29 marzo, aveva annullato con rinvio la decisione del Riesame. L’altro giorno il tribunale del riesame, in accoglimento delle tesi difensive dell’avvocato Armando Di Pietro, difensore dell’amministratore comunale, ha annullato l’ordinanza del gip, revocando anche l’interdizione per 12 mesi dai pubblici uffici.
«Sono molto soddisfatto di questa decisione, che è in linea con i criteri di adeguatezza, proporzionalità e gradualità fissati dal codice di procedura penale», sottolinea l’avvocato Armando Di Pietro, «la presunzione di non colpevolezza, infatti, calata nell’ambito cautelare, non può non significare l’eccezionalità della restrizione della libertà personale prima della sentenza definitiva».
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