Disabili, niente strutture di accoglienza

Anna Rita Felici (mamma e presidente dell’associazione tutela diritti nell’handicap): «Questione ferma da due anni»
L’AQUILA. La presidente dell’associazione Aptdh, Anna Rita Felici, interviene sul tema della disabilità con una riflessione intitolata: “L’handicap non va in ferie”.
«Prendo spunto dall’articolo del Centro del 4 agosto, che ha descritto la situazione di un ragazzo 13enne autistico e con problematiche familiari. Forse i tempi sono più che maturi perché i genitori delle persone con grave disabilità facciano sentire con forza la propria voce per far rispettare la dignità dei propri figli. Il “dopo di noi” è legge da tempo ma le strutture di accoglienza dove sono? Si dovrebbe cercare di creare dei centri in ogni città per non sradicare le persone dai propri luoghi. Parlo soprattutto di una città capoluogo di regione come L’Aquila, dove da anni si cerca di creare strutture per i casi più gravi, quelli che hanno bisogno di assistenza continua ed elevate professionalità. Da circa due anni si è siglato un protocollo d’intesa tra Asl e Comune con una bella conferenza stampa, dopo di ciò la questione è finita nel silenzio più assoluto».
VOLONTARIATO. «Intanto», prosegue, «l’associazione Aptdh, di cui io, mamma di un portatore di handicap 48enne, sono da 21 anin presidente (volontaria e non retribuita), continua ad assistere quotidianamente i disabili nel proprio centro diurno, garantendo anche l’esperienza della residenza breve in un appartamento a Bazzano per aiutare i “ragazzi” e i loro cari al distacco graduale dalla famiglia. Potrei elencare tante esperienze e risultati poiché tutto il personale dell’associazione lavora per il benessere delle persone disabili e il riscontro positivo da parte degli assistiti e delle loro famiglie ci gratifica sempre. Bisogna far comprendere che tante cose indispensabili ai disabili mancavano prima del terremoto e continuano a mancare oggi. Sono passate diverse amministrazioni comunali, non possiamo accettare le mancate risposte quando chiediamo aiuto per genitori a volte ormai già anziani e malati che non sono più in grado di assistere i propri figli».
NESSUNA STRUTTURA. «All’Aquila», prosegue Felici, «non c’è nessuna struttura di accoglienza idonea. Anch’io sono alla ricerca di un luogo di accoglienza e di residenza per mio figlio, portare lui e gli altri disabili fuori regione costerebbe moltissimo, ecco perché ci sono sempre resistenze alle autorizzazioni da parte delle Asl di provenienza. Sono anni che facciamo notare che sarebbe molto più economico creare strutture specifiche in ogni città, sarebbe un segno di attenzione e grande umanità. Spero di incontrare al più presto l’assessore regionale alla Sanità e il nuovo manager Asl. Per far capire come si sente una mamma che per tanti anni ha accudito il proprio figlio bisognoso della sua assidua presenza, ho realizzato un dipinto dove Mario va a passo deciso verso il suo mondo, porta con sé in una mano una borsa dove dentro ci sono tutti i suoi averi e nell’altra mano un sacchetto con i suoi adorati mattoncini. Nel suo mondo non ci sono proporzioni, la notte e il giorno convivono assieme, sembra felice, è abbastanza grande per vivere da solo la favola della sua vita. Mentre racconto questo porto la morte nel cuore, non voglio pensare quando avverrà, ma purtroppo avverrà. La pittura», conclude Anna Rita Felici, «mi ha aiutata a essere serena, vuol essere un messaggio speciale per dire che le istituzioni non possono restare insensibili a questa grande emergenza sociale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

