Discarica di Santa Lucia: Di Pangrazio assolto

Sei anni fa era finito sotto accusa, insieme all’Aciam, per problemi all’impianto Ha chiesto di andare in giudizio nonostante la prescrizione del reato contestato
AVEZZANO. Il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio è stato assolto con formula piena, nell’ambito di una vecchia vicenda giudiziaria legata alla discarica, attualmente chiusa, di Santa Lucia, per non aver commesso il fatto. In particolare Di Pangrazio era finito sotto accusa, insieme agli amministratori di Aciam, dopo la perdita di percolato in seguito a un temporale «per aver contravvenuto alle disposizioni autorizzative in relazione al mancato funzionamento della pompa di estrazione del percolato; all’assenza dell’indicatore dei livelli nel serbatoio; al mancato collegamento di alcuni pozzi di estrazione del biogas al sistema di aspirazione e combustione e alla mancata trasmissione dei risultati dei monitoraggi ambientali per l’anno 2014». Mentre i vertici della società scelsero di pagare la sanzione di 9 mila euro prevista dal decreto penale, il primo cittadino di Avezzano chiese il giudizio nonostante il reato contestato fosse prescritto. Per il giudice del tribunale penale di Avezzano, Giampiero Lattanzio, «al sindaco pro tempore non può essere attribuita alcuna responsabilità per l’accaduto solo perché proprietario della discarica comunale». Una sentenza che pone fine a un procedimento penale durato oltre sei anni, tra indagini e processo, che ha visto coinvolto Di Pangrazio, in veste di sindaco di Avezzano. Tutto iniziò nel febbraio del 2015 quando, all'esito di un sopralluogo eseguito nella discarica per rifiuti non pericolosi di proprietà del Comune, gli ispettori dell’Arta riscontrarono una serie di anomalie tecniche che portarono alla denuncia del primo cittadino e dell’allora amministratore della società che gestisce l’impianto. Per entrambi scattò il decreto penale di condanna: Aciam decise di pagare l’ammenda, mentre Di Pangrazio, difeso dall'avvocato Mario Limone del Foro di Santa Maria Capua Vetere, nonostante la possibilità di oblazione si oppose alla condanna, decidendo di affrontare il processo intenzionato a dimostrare la piena innocenza del Comune.
Letti gli atti processuali e sentiti i testimoni, il tribunale lo ha assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Andando oltre la già intervenuta prescrizione del reato contestato e in accoglimento delle argomentazioni della difesa, il giudice ha applicato una sentenza della Cassazione che consente di «pronunciarsi immediatamente nel merito in tutte quelle vicende nelle quali risulti palesemente apprezzabile l’innocenza della persona accusata e qualora l'imputato abbia posto opposizione al decreto penale di condanna».
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