Disoccupazione, soldi in ritardo: 300 braccianti protestano all’Inps

Sono in totale 2.700 i marocchini che aspettano ancora di ricevere l’indennità agricola del 2021 Una delegazione è stata accolta nell’ufficio dell’Istituto: «È tutto bloccato e non sappiamo perché»
AVEZZANO. Hanno protestato davanti alla sede Inps di Avezzano perché non ricevono da oltre dieci mesi l’indennità di disoccupazione agricola. È accaduto ieri mattina, proprio mentre in Italia si discute del decreto assembramenti. Oltre trecento braccianti e lavoratori di nazionalità marocchina hanno manifestato per sollecitare l’Inps al pagamento degli arretrati ma anche per accelerare l’iter per poter incassare il reddito di cittadinanza visto che per molti la situazione è bloccato in attesa di verifiche. Sono circa 2.700 i braccianti agricoli impegnati nelle varie aziende del Fucino che non hanno ricevuto la disoccupazione. Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, l’indennità di disoccupazione agricola è una vera e propria prestazione economica a cui hanno diritto i lavoratori dipendenti e le figure equiparate. Anche i 2.700 contadini, quasi tutti di origine marocchina, avrebbero dovuto riceverla per l’anno 2021 e a breve dovranno incassarla anche per il 2022, ma nessuno di loro ha visto un euro. Ad ognuno spettava infatti un’indennità per un numero di giornate pari a quelle lavorate, proprio come accade in molti altri settori come per esempio l’edilizia. A fine 2021 però nessuno l’ha ricevuta e neanche ora che il lavoro nei campi è terminato è scattata. Solitamente per il mondo agricolo si parla di sei mesi di lavoro e di altrettanti di stop con indennità. Per questo ieri mattina, dopo essersi consultati a lungo tra loro e con l’avvocato Loreta Massaro, che sta seguendo una delle più grandi vertenze riguardanti un’azienda con duecento dipendenti, hanno deciso di protestare davanti alla sede di Avezzano dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Dalle 11 si sono riuniti sotto i portici di via Cavalieri di Vittorio Veneto chiedendo di parlare con qualche dirigente Inps. Per loro, infatti, quei soldi della disoccupazione sono fondamentali per affrontare i mesi invernali durante i quali nei campi non si lavora.
Una protesta pacifica aspettando pazientemente di essere ricevuti dai dirigenti dell’Inps. Insieme al legale, una delegazione è stata invitata a entrare mentre gli altri hanno atteso sotto al porticato di avere informazioni sulla situazione. I lavoratori hanno rappresentato tutte le loro preoccupazioni e chiesto chiarimenti in merito alla mancata erogazione della disoccupazione agricola.
«Abbiamo diritto alle indennità», spiega un bracciante, «proprio come tutte le altre categorie di lavoratori. Però è tutto bloccato e non sappiamo neanche perché. L’avvocato Massaro, al termine dell’incontro, ha spiegato ai lavoratori che entro 24 ore ci sarà una risposta da parte dell’Istituto previdenziale. I braccianti hanno però annunciato che stamattina daranno vita a un nuovo sit in di protesta. In Italia, il lavoro in agricoltura ha subito un’evoluzione nel corso degli anni, sia da un punto di vista contrattuale sia per quel che riguarda la provenienza dei lavoratori. In particolare, diminuisce l’incidenza dei lavoratori nazionali e aumenta il peso di quelli stranieri. Il Fucino è la cartina da tornasole di questa situazione visto che quasi la totalità dei braccianti arriva da fuori Italia. L’incidenza dei lavoratori a tempo determinato, è più bassa al Nord rispetto al Centro-Sud e, mentre per gli italiani c’è una decrescita nell’ultimo decennio per entrambe le tipologie contrattuali (determinato e indeterminato), per gli stranieri c’è una diminuzione per i contratti a tempo indeterminato.
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