Dissequestrati i beni dei Celi

L’azienda torna in possesso di quattro abitazioni per 1.8 milioni di euro
MASSA D’ALBE. Nuovo colpo di scena nell'inchiesta Celi. Il tribunale della libertà dell'Aquila ha annullato il sequestro preventivo e ha disposto la restituzione di tutti i beni della Celi calcestruzzi. Il maxi sequestro dei carabinieri del nucleo operativo ecologico aveva suscitato clamore. Avvenuto a metà gennaio nei confronti dell'azienda gestita dai fratelli Franco e Sergio Celi, per un valore di circa un milione e ottocentomila euro, era stato portato a termine a Roma, a Magliano de’ Marsi e a Francavilla al Mare e riguardava quattro abitazioni. Erano stati inoltre consegnati degli avvisi di garanzia ai fratelli Celi e al legale rappresentante, moglie di uno dei fratelli, difesi dagli avvocati Antonio Milo e Claudio Verini. Il sequestro era stato portato a termine in esecuzione di un provvedimento del gip del Tribunale dell’Aquila emesso dal giudice Giuseppe Romano Gargarella su richiesta della Procura distrettuale. Le indagini sono coordinate dal procuratore della Repubblica, Fausto Cardella, e dal sostituto procuratore Antonietta Picardi. Lo scopo dei magistrati era quello di arrivare alla confisca per assicurare allo Stato il valore corrispettivo al risparmio che avrebbe avuto l'azienda marsicana dei costi di smaltimento. Un valore relativo ad almeno 16mila metri cubi di rifiuti inerti, secondo l'accusa tombati nella cava di Magliano de’ Marsi al fine di mascherare l’escavazione in eccesso. Secondo la difesa «i reati che restano a carico dell'azienda e dei fratelli Celi sono di carattere ambientale». «L'ipotesi di reato su illecito smaltimento di rifiuti provenienti sia dall'attività propria dell'impresa che da altri produttori», affermano i legali, «ci trova in disaccordo poiché i rifiuti in questione sono null'altro che terreno vegetale proveniente da scavi di civili abitazioni della zona utilizzati per il ripristino ambientale così come previsto dal progetto autorizzato di escavazione e ripristino ambientale». Le indagini avevano portato agli arresti domiciliari dei fratelli Celi, del sindaco Maurizio Iacoboni e del vicesindaco Angelo Iacomini per l’accusa di estorsione da cui sono stati poi prosciolti.
Pietro Guida
©RIPRODUZIONE RISERVATA

