Docente aquilana a Groningen

11 Aprile 2018

L’AQUILA. Francesca Giardini, docente universitaria di origini aquilane nel dipartimento di Sociologia all’università olandese di Groningen, dopo aver presentato il suo libro “Che cosa resta dell’onor...

L’AQUILA. Francesca Giardini, docente universitaria di origini aquilane nel dipartimento di Sociologia all’università olandese di Groningen, dopo aver presentato il suo libro “Che cosa resta dell’onore?” nel suo vecchio Liceo, parla dell’onore in senso interculturale e non, poi rivela parte di sé. In particolare, consiglia ai giovani che decidono di andare all’estero, come ha fatto lei, di essere motivati, decisi: non sempre è semplice, a causa delle persone spesso non accoglienti, delle differenze culturali forti, anche tra Paesi europei. Incoraggianti sono anche la sua opinione sulla scuola italiana in generale e le sue affermazioni sul Liceo “Cotugno”, da lei frequentato: il sistema scolastico italiano è a suo parere funzionante ed è stato in grado di darle una formazione interdisciplinare. Inoltre, per lei il sistema scolastico italiano in generale, e la sua scuola in particolare, le hanno permesso di diventare ciò che desiderava, una ricercatrice. Ecco le sue risposte nell’intervista che segue.
Quali le principali differenze individuabili tra le varie culture nella concezione dell’onore?
«La differenza principale che riscontriamo riguardo alla concezione di onore è tra culture individualiste, ovvero che si concentrano sull’identità del singolo, e collettiviste, cioè volte alla collettività in generale e in particolare alla famiglia: un esempio di cultura individualista è nel Sud degli Usa, dove si reagisce con aggressività agli insulti. Al contrario, nelle culture collettiviste c’è anche il desiderio di difendere dagli insulti la propria famiglia».
E ci sono differenze in questo tra cultura occidentale e orientale?
«Gli antropologi definiscono le culture orientali “culture della faccia”: lì la reputazione conta più dell’onore, di conseguenza si presta molta attenzione a ciò che gli altri possono vedere del singolo, perché la sua reputazione migliora o peggiora in base a ciò».
L’onore coincide sempre con le leggi imposte dal sistema?
«No: nel 1965 Franca Viola, ad esempio, rifiutò di unirsi al suo stupratore in un matrimonio riparatore, allora ancora previsto dal codice civile, ma le proteste della famiglia fecero sì che si ridefinisse l’onore nel senso collettivo italiano e che si ridefinisse anche la legge».
Se le chiedessimo un confronto tra Italia e Olanda, quale delle due nazioni uscirebbe vincitrice?
«Forse nessuna delle due. È vero che in Olanda le regole vengono rispettate nella maggior parte dei casi, ma la meritocrazia è imperfetta: i ricercatori vengono giudicati in base a ciò che producono. La ricerca è dunque incentivata, ma aumenta la frode accademica: molti scienziati olandesi spesso fabbricano dati inesistenti».
Arianna Maran
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