Docente morto in casa a L’Aquila, la verità dall’autopsia

Gli esami sul corpo dell’insegnante chiariranno il perché fosse riverso sul pavimento. L’ipotesi più probabile resta quella di un malore improvviso che non gli avrebbe lasciato scampo
L’AQUILA. Ci sarà da attendere l’esito dell’autopsia prima di poter dare l’ultimo saluto a Massimo Leocata, 53 anni, trovato morto due giorni fa all’interno della sua abitazione in via Gualtieri d’Ocre, nella zona della Villa comunale. L’ipotesi più probabile resta quella di un malore improvviso che non gli avrebbe lasciato scampo, né, a quanto pare, il tempo di chiedere aiuto. L’uomo, nel pomeriggio del 5 gennaio, è stato infatti trovato riverso sul pavimento del corridoio, nei pressi della porta d’ingresso. Molto conosciuto in città per via della sua lunga carriera da musicista, Massimo Leocata era un docente di pianoforte e prestava servizio in una scuola media di Roma a indirizzo musicale dividendosi tra L’Aquila e la capitale. Anche se aveva approfittato del lungo ponte scolastico tra il Natale e l’Epifania per trascorrere le ferie interamente nel capoluogo abruzzese.
Chi era con lui a capodanno si dice oggi sconvolto: «nessun segnale che lasciasse presagire una simile tragedia. Stava benissimo, come sempre». Solo cinque giorni dopo, invece, mentre la città si riempie di bancarelle e gli ambulanti si contendono i passanti, un’ambulanza fa capolino nel silenzio di via Gualtieri d’Ocre, insieme a una pattuglia della squadra Volante. Poi l’arrivo del magistrato di turno e del carro funebre. E un capannello di persone che si radunano nei pressi dell’abitazione nonostante la pioggia, tutte senza parole. Con la fiera della Befana che passa inevitabilmente in secondo piano. In mezzo, la constatazione di un decesso che oggi dovrà essere spiegato per forza di cose ai suoi alunni, al ritorno sui banchi senza più il loro professore di pianoforte. Anche se è la magistratura, ora, la prima a volerci chiaro sulle esatte cause della morte del professor Leocata prima di concedere il nulla osta alla riconsegna della salma alla famiglia e permetterne così le esequie. Una morte che, tuttavia, anche qualora venisse accertata la pista del malore fatale, resta comunque inaccettabile a soli 53 anni.
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