Docente reintegrata deve restituire 20mila euro all’Inps

30 Luglio 2016

AVEZZANO. Pensionata senza stipendio e senza pensione: l’Inps le richiede 20mila euro. La vicenda ha dell’incredibile e soprattutto ha provocato reazioni a catena nel mondo della scuola. Nei giorni...

AVEZZANO. Pensionata senza stipendio e senza pensione: l’Inps le richiede 20mila euro. La vicenda ha dell’incredibile e soprattutto ha provocato reazioni a catena nel mondo della scuola. Nei giorni scorsi la docente marsicana Dina Bussi ha ricevuto una lettera dall’Inps che le chiede di restituire entro venti giorni la somma di 20.825 euro relativa agli emolumenti pensionistici percepiti dal primo settembre 2014 al 31 dicembre 2015.

Tutto ciò nell’ambito della sentenza che ha portato alla reintegrazione in servizio della docente. Il giudice del lavoro, Giuseppe Giordano, aveva infatti disposto che la docente fosse reintegrata nell’Istituto Mazzini-Fermi di Avezzano dal 1° settembre 2014, dopo oltre un anno di pensionamento forzato. Il pensionamento era quindi stato giudicato illegittimo per una violazione del principio di non discriminazione.

Il Giudice aveva rilevato che il collocamento a riposo d’ufficio della donna a 65 anziché a 66 anni e 7 mesi determinava una disparità di trattamento con i colleghi uomini. La docente era stata assistita dagli avvocati della Uil Scuola, Salvatore Braghini e Renzo Lancia. Era stato riconosciuto l’effetto discriminativo della legge Fornero. Dopo la vittoria, oggi però l’amara sorpresa. A causa della durata del procedimento l’insegnante aveva percepito ben 16 mesi di pensione, ma non gli arretrati dello stipendio. Ora le viene intimato di restituire la pensione.

«“Non ho tutti questi soldi», spiega l’insegnante, «li ho impiegati per vivere, e ora se l’Inps insiste nella richiesta, andrò a mangiare alla mensa della Caritas per sopravvivere». I due legali intanto hanno denunciato al ministero e all’Inps l’assurdità della vicenda precisando che «la docente restituirà i soldi della pensione soltanto dopo che avrà ricevuto dal Ministero della pubblica istruzione gli stipendi per 16 mensilità».

«In caso contrario», assicurano Braghini e Lancia, «la vicenda continuerà di certo in Tribunale». (p.g.)

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