Dodici anni fa moriva il poeta Ciuffini
L’AQUILA. Dodici anni fa, il 27 luglio 2003, si spegneva all’Aquila Sabatino Ciuffini, poeta tanto grande quanto sconosciuto. Lo ricorda la professoressa Annnalucia Bonanni. «Dopo una vita a Roma»,...
L’AQUILA. Dodici anni fa, il 27 luglio 2003, si spegneva all’Aquila Sabatino Ciuffini, poeta tanto grande quanto sconosciuto. Lo ricorda la professoressa Annnalucia Bonanni. «Dopo una vita a Roma», dice, «un singolare destino ha fatto sì che la morte lo trovasse nella frazione, Coppito, dove era nato nel 1920 e dalla quale era voluto a suo tempo fuggire. All’Aquila riposa, in una tomba commovente nella sua semplicità: una pietra bianca, in cui, come volle Beppe Fenoglio, accanto al suo nome e alle date “che sole contano”, compare l’unica qualifica a cui teneva: poeta. Sabatino Ciuffini, poeta. E’ sorprendente che una poesia di così grande valore come quella di Sabatino Ciuffini sia, a 20 anni dalla pubblicazione, ancora sconosciuta. Come spiegarlo? Forse credeva, con Nietzsche, che alcuni autori nascono postumi; e forse è quello che inconsciamente ha voluto, ma che tale volesse essere riconosciuto - anche post mortem - è un fatto certo. Ce lo testimonia la struggente e bellissima poesia “Il penultimo desiderio”, una sorta di testamento spirituale e l’unica in cui si definisce poeta: Quando saprete che Sabatino, poeta che inutilmente amaste, fu Sabatino; al vento alla terra dei vermi, amici, datelo subito in pasto. Poi presto da qualche parte, magari in un vicolo cieco, fategli vi prego un monumento. Perché girando e rigirando insieme col firmamento, nell’angosciosa altalena di tenebra e luce, ossa in eterno lo stridìo delle stelle rallegrare i suoi timpani ottusi». «Ci chiede dunque», conclude «un monumento Sabatino, una traccia tangibile di memoria. Magari, con la discrezione che ha accompagnato tutta la sua vita, in un luogo appartato».
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