Domenico, ultimo custode della Val Chiarino
La storia del rifugio a quota 1500 metri che accoglie escursionisti e visitatori per 7 mesi all’anno
L’AQUILA. Domenico Picco è l’ultimo custode della Valle del Chiarino. La sua storia viene raccontata da Abramo Colageo, a sua volta custode delle tradizioni di Arischia.
«La Valle del Bosco e Montagna del Chiarino», scrive Colageo, «si estende per circa di 50 km quadrati e prende il nome dal torrente omonimo. Essa è posizionata nel cuore del Parco Gran Sasso-Laga. Circa 1800 ettari della Valle sono di proprietà della popolazione arischiese che nel 1922 l’acquistò dai marchesi Cappelli per 550mila lire. Dal 1946 la Valle e bosco sono gestiti da un’amministrazione di Arischia, scelta ogni 4 anni da libere elezioni dai soli residenti di Arischia. Il comitato gestisce: l’uso civico, il pascolo, le rendite derivanti da tagli straordinari del bosco, soprattutto la tutela della Valle. Da diversi anni il comitato, presieduto dal presidente Serpetti, ha deciso, tramite gara, di far gestire il rifugio Fioretti in località Vaccareccia della Val Chiarino. Una Valle magica, silenziosa, una specie di Eden della terra dove si possono osservare i colori di faggi, aceri, lamponi, uva spina e moltissime varietà di fiori di alta montagna. Nella Valle la presenza dell’uomo è stata sempre rispettosa e gli arischiesi hanno avuto un ruolo considerevole nel preservarla. Nel rifugio costruito nei primi anni ’80 del secolo scorso troviamo oramai da diversi anni Domenico Picco, nativo di Arischia che gestisce il rifugio e per circa 7 mesi all’anno aspetta con pazienza e accoglie escursionisti, alpinisti, visitatori e appassionati. Il rifugio si trova a quota 1500, alla fine di un’ampia radura in leggera pendenza dove, tempo addietro, antichi pastori di Arischia portavano le greggi nei recinti costruiti con la pietra franata dalle alte rocce di Monte Corvo. Gli amanti della Valle, dopo un cammino attraverso alti faggi che in alcuni posti non celano il sole, ma scorgono il torrente Chiarino dalle limpide e rumorose acque, arrivano all’inizio della Valle; è proprio qui che si vede il rifugio dove il custode accoglie le persone con il sorriso e offre i suoi dolci fatti con frutti raccolti nella valle, e indicando ai visitatori gli stazzi del Castrato e Solagne ma, soprattutto Monte Corvo col rifugio del Capraio, Pizzo Camarda, il lago di Campotosto con le sue acque sfruttate per generare corrente e il fittissimo bosco di faggi, cerri e aceri. Nel rifugio si può approfittare dei pasti a base di funghi e tartufi raccolti nella valle, carne alla brace a prezzo modico, in più si può pernottare. Il custode sostiene che, se si è fortunati, all’alba si possono notare: falchi, aquile, poiane, corvi, volpi, camosci, lupi, cervi e si possono compiere camminate in tranquillità nel bosco dove si trovano circa 20 qualità di funghi, uva spina e fragole. Come scrive Giustino Parisse “C’è una Valle incantata a Nord dell’Aquila. È la Valle del Chiarino, spazio che sembra fuori dal tempo, una sorta di paradiso terrestre dove s’incontrano solo il silenzio e i colori multiformi dipinti dalle stagioni…”. E aggiunge Domenico Serpetti “Conservare un angolo di mondo regalato all’uomo per poter vivere un sogno…”. La Valle incantata di Chiarino, superba bellezza di un ambiente naturale, conservato e tutelato dagli arischiesi, un angolo da favola dove si può sognare e rivivere il passato. Valle che, oggi, viene vigilata dal custode Domenico. Grazie al suo sacrificio si mantiene viva. Così l’ultimo custode della Val Chiarino dimostra il legame e la passione nella conservazione della stessa».

