Donazione all’ospedale nel nome di Iaia

L’associazione intitolata alla bambina regala alla Rianimazione due pompe di infusione dei farmaci
L’AQUILA. Due pompe di infusione dei farmaci sono state donate al reparto di rianimazione del Covid hospital del San Salvatore dall’associazione “Il sogno di Iaia”, nata nel ricordo di Ilaria (Iaia) Orlando, la bambina morta all’età di nove anni, la cui famiglia ha mantenuto un forte legame con l’Abruzzo: è in questa regione che, tra un ricovero e l’altro la piccola tornava, coccolata da una terra che nel 2014 l’ha simbolicamente adottata con una raccolta fondi per consentirle di ricevere cure altamente specializzate negli Stati Uniti, che le hanno donato alcuni anni di vita insperati, anche se non sono state sufficienti a salvarla. Da alcuni anni la famiglia si divide tra la regione d’origine e la Lombardia, in particolare la provincia di Bergamo, uno dei territori più duramente colpiti dall’emergenza del coronavirus, e in questo momento ha voluto far sentire forte il suo sostegno anche a tutti gli abruzzesi. Le due pompe di infusione dei farmaci sono state donate al reparto diretto dal dottor Franco Marinangeli grazie all’intervento e all’umanità dello chef stellato William Zonfa: «Ho sempre aderito a campagne di sensibilizzazione e volontariato», spiega Zonfa, «a maggior ragione per Il sogno di Iaia e in questo caso per il mio territorio e per il dottor Marinangeli, uomo di grande sensibilità e professionalità». Oltre all’associazione “Il sogno di Iaia” ci sono tanti cittadini che stanno donando per far fronte all’emergenza Covid: «Sono gesti commoventi”, il commento del primario di Rianimazione Marinangeli, «che ci aiutano moltissimo nella pratica clinica e da un punto di vista psicologico».
La onlus sta portando avanti anche altre iniziative, in Italia e in Abruzzo: un respiratore polmonare è stato donato al Covid hospital di Atessa, uno al reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sulmona e altre attrezzature a quello di Lanciano.
«Per Iaia», ricorda la mamma Ida, «l’Abruzzo era il posto in cui rifugiarsi tra una terapia e un’altra ogni volta che poteva. Amava correre nei prati di Roccaraso e Pescocostanzo, rasserenata dal dolce profilo delle montagne, e giocare con i cuginetti, cullata dalle onde del mare cristallino di Fossacesia. Questi gesti d’amore sono l’abbraccio simbolico a tutti gli abruzzesi, perché il nostro affetto e la nostra gratitudine vanno oltre il tempo e lo spazio».
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