Donne del Pd: «Vile l’attacco di Biondi a Pezzopane»

8 Settembre 2020

L’AQUILA. «Biondi, svilisce il ruolo di primo cittadino, calandosi nei panni di una sorta di “padrone permaloso”, troppo spesso aggressivo e iracondo». Le donne del Pd si schierano al fianco della...

L’AQUILA. «Biondi, svilisce il ruolo di primo cittadino, calandosi nei panni di una sorta di “padrone permaloso”, troppo spesso aggressivo e iracondo». Le donne del Pd si schierano al fianco della deputata Stefania Pezzopane nella polemica con il sindaco Pierluigi Biondi seguita al botta e risposta sull’impegno del governo nel supportare la ricostruzione post sisma 2009. «Lontano dall’impegno dovuto alla soluzione dei problemi della città e sempre attivo, invece, quale militante del suo partito», così le Democatiche della provincia dell’Aquila definiscono il primo cittadino che secondo loro sarebbe inadeguato all’incarico che ricopre. « L’attacco spregevole, immotivato e surreale rivolto all’onorevole Pezzopane rappresenta una pagina oscura, della vita civica della città capoluogo di regione, che non trova precedenti», affermano, «un luogo delle istituzioni utilizzato come fosse la sede del suo partito per un attacco basato su elementi inesistenti, su riletture personalissime e assai bizzarre che rivisitano e raccontano una “realtà” che nulla ha a che vedere con la verità dei fatti». Biondi è accusato di misoginia dalle Democratiche aquilane.
«Ognuno si qualifica con pensieri, parole ed azioni; questo assunto vale per tutti, naturalmente anche per Biondi che dovrebbe dedicare il suo prezioso tempo alla città, al territorio, a tutte le cittadine e a tutti cittadini», affermano, «perché un sindaco è sindaco di tutte e di tutti. Perché quando si è eletti si lascia la tessera di partito nel cassetto e la si riprende a fine mandato». Le donne del Pd ricordano dunque che «la ricostruzione merita un lavoro da fare insieme, oltre le appartenenze, oltre gli steccati politici, in nome dell’amore per la propria terra, per la propria gente ed è indegno che si stravolga la verità per finalità che lasciano intendere altri obiettivi politici, sia pur leciti ma mal condotti, e mal gestiti nelle modalità e nei tempi, da parte del primo cittadino, il cui ruolo pare vissuto come un paio di scarpe troppo strette, fastidiose e limitanti».