Donne in lotta contro la mafia, premiate Angeli e Montinaro

Omaggio alla giornalista che vive sotto tutela da dieci anni La vedova del capo scorta di Falcone invia un messaggio
L’AQUILA. Vivere blindati, con le guardie del corpo appostate sul pianerottolo. E raccontare ai figli piccoli che quelli non sono carabinieri, o poliziotti, o finanzieri, ma sono gli autisti che sono stati dati come premio alla loro mamma giornalista perché ha fatto bene il suo lavoro. La loro madre non potrà affacciarsi più al balcone, e per spiegare questa cosa ai bimbi si racconta loro che, sempre per premio perché è stata brava, da quel momento a stendere i panni sul balcone ci andrà sempre il papà.
È la storia di una giornalista che dal 2013 vive sotto scorta per aver aperto uno squarcio sulla mafia di Ostia, ed è stata raccontata dalla protagonista, Federica Angeli, premio nazionale Donna 2023 insieme a Tina Montinaro, nella manifestazione promossa dalla Onlus Antonio Padovani che, dopo la presentazione nell’aula del Senato, si è svolta ieri sera a Casale Signorini. Insieme alla combattiva cronista di Repubblica, a ritirare il premio avrebbe dovuto esserci Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992. Tina Montinaro non è potuta intervenire, e ha lasciato alla moderatrice del premio, Monica Pelliccione, il messaggio per i partecipanti.
Così la platea ha potuto ascoltare il racconto su quel marito che, così come gli altri agenti di scorta e lo stesso giudice Falcone, era perfettamente consapevole del rischio che stava correndo ogni istante. Ieri sera, alla consegna dei premi, hanno partecipato Gianni Padovani, presidente Onlus Antonio Padovani, Luigi D’Eramo, sottosegretario al ministero dell’Agricoltura, Cinzia Teresa Torraco, prefetto dell’Aquila, Fabrizia Ida Francabandera, presidente della Corte d’Appello dell’Aquila, Roberta D’Avolio, presidente dell’Associazione nazionale magistrati d’Abruzzo.
Nel corso della serata c’è stata anche la testimonianza dell’ex generale dell’Arma dei carabinieri Antonio Cornacchia – amico personale del giudice Giovanni Falcone – colui che ritrovò il corpo dell’onorevole Aldo Moro all’interno della Renault 4 rossa in via Caetani, a Roma.
All’epoca dei fatti Cornacchia, autore nel 1977 anche dell’arresto di Renato Vallanzasca e obiettivo di quattro attentati, era comandante del nucleo investigativo di Roma, con il nome in codice “Airone 1”.
«L’edizione di quest’anno del Premio Donna, dedicato a mio padre Antonio», ha detto Padovani, «è stata pensata per lanciare con forza un messaggio di legalità e giustizia, di perenne lotta a ogni forma di mafia, quella visibile, che si esplicita negli attentati e nelle azioni criminali, e quella intrinseca, che viaggia su binari differenti: la mafia dei colletti bianchi, delle oppressioni e delle costrizioni, in cui la parte debole sono, spesso, le donne. E proprio a due donne straordinarie, che hanno lottato per la giustizia, è dedicato il premio di quest'anno».
Nel corso della manifestazione è stato inoltre presentato “Storie di donne”, edito dalla onlus Padovani, un libro-testimonianza che racconta di soprusi e violenze fisiche e psicologiche vissute dalla donne. (r.p.)
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