Donne ucraine in piazza nonostante il maltempo

SULMONA. Hanno raccontato le loro storie tra lacrime e disperazione, preoccupate per la sorte dei loro cari che in queste ore si trovano al centro di una guerra che rischia di distruggere un’intera...
SULMONA. Hanno raccontato le loro storie tra lacrime e disperazione, preoccupate per la sorte dei loro cari che in queste ore si trovano al centro di una guerra che rischia di distruggere un’intera nazione. Le donne ucraine che vivono a Sulmona sono state le protagoniste della manifestazione per la pace che si è tenuta nel tardo pomeriggio di ieri, nei portici di via De Nino a Sulmona. Hanno sfidato l’abbondante nevicata e il maltempo che ieri ha paralizzato la città, insieme a tanti sulmonesi, per dire il loro fermo “no” a una «guerra assurda e inspiegabile». Le donne, insieme a cittadini e rappresentanti della Cgil e dell’Anpi peligna, hanno testimoniato la loro sofferenza e la loro apprensione per la guerra, per le sorti della loro terra natìa e dei loro affetti. «Abbiamo i nostri genitori, parenti e amici in Ucraina e stiamo vivendo giorni di ansia e di grande pena, con il pensiero e la preoccupazione per quello che sta accadendo nella nostra patria», hanno detto con le lacrime agli occhi, tutte raccolte dietro uno striscione con i colori della bandiera nazionale, l’azzurro, che simboleggia la pace e il giallo, che simboleggia i campi di grano. Simboli dei valori che in questo momento così drammatico sono messi a repentaglio dalla guerra. «Ogni giorno, soprattutto la sera, quando abbiamo terminato il nostro lavoro, siamo al telefono con i nostri cari», ha raccontato una delle donne, con la voce rotta dalla commozione, «ci informano di quello che accade ed è difficile trattenere le lacrime perché ci sentiamo inermi davanti a una storia più grande di noi». Arrivano racconti sofferti dei bombardamenti di gente in fuga con dolore dalla propria terra che a malapena riesce a raccogliere qualcosa in un bagaglio fatto in fretta. «Vorremmo tornare anche noi in Ucraina per essere utili alla nostra patria», dice Olga, «ma i nostri cari ci dicono che sarebbe inutile ed è troppo pericoloso. Ci pregano di restare qui in Italia fino a quando non finirà questo inferno che sta distruggendo le nostre vite e quelle dei nostri cari». (c.l.)
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