Dopo undici anni partono i sottoservizi nelle frazioni

Il Comune dà il via alla progettazione con 50mila euro di finanziamento Le priorità a Onna, Roio Poggio, Tempera, San Gregorio e Santa Rufina
L’AQUILA. La vera notizia è che dopo quasi 11 anni dal terremoto del 6 Aprile 2009, su un atto ufficiale del Comune dell'Aquila è comparsa la dicitura “sottoservizi nelle frazioni”.
È noto che mentre per il centro storico dell'Aquila si è pensato sin da subito (anche se non tutti tra gli “attori” dell'epoca erano d'accordo) a realizzare un modello innovativo di sottoservizi, per le frazioni l'argomento è stato tabù fino a pochi giorni fa, quando sull'Albo pretorio del Comune è comparsa una determina dirigenziale che ha per oggetto: “Impegno delle somme per attività di progettazione per la realizzazione delle strutture necessarie ai sottoservizi delle frazioni”. La cifra “impegnata” non è altissima – si tratta di 50.000 euro – che però, si spera entro il 2020, dovrebbe servire per affidare incarichi a una serie di tecnici (sia interni che esterni all'ufficio speciale e al Comune ) in modo da cominciare a capire quello che c'è da fare. La determina è la conseguenza di una riunione che risale alla fine di ottobre 2019, convocata dall'assessore all'Urbanistica Daniele Ferella, durante la quale si decise di mettere in piedi un “tavolo” con l'obiettivo di «coordinare sotto l’aspetto tecnico ed economico, il ripristino dei sottoservizi in tempi chiari e coordinati, attraverso una progettazione unica di tutto l’apparato e a partire dalle esigenze dei cittadini e delle società di erogazione dei servizi». L’amministrazione, disse Ferella all'epoca «intende quindi procedere a una realistica stima dei costi sulla base della quale richiedere il finanziamento alla Struttura tecnica di missione. Da molto tempo i cittadini e le società chiedevano chiarezza e sarà premura di questa amministrazione procedere a ritmi serrati per giungere a una soluzione».
Da quel poco che si evince dalla determina, il lavoro si concentrerà all'inizio sulle cosiddette frazioni prioritarie. Dopo il sisma i borghi del Comune vennero distinti in D5, quelli cioè con danni gravissimi, e in D4 con danni gravi (quasi tutti nella zona Est del capoluogo). Nella prima categoria rientravano Onna, Roio Poggio, Tempera, San Gregorio, Santa Rufina. Nella seconda Arischia, Bagno, Bazzano, Camarda, Civita di Bagno, Colle di Roio, Paganica e Roio Piano. Anche i sottoservizi verranno progettati tenendo conto di tali categorie, anche perché si presuppone che nelle frazioni prioritarie la ricostruzione sia più avanti che in altre non prioritarie. Chi progetterà i sottoservizi si troverà di fronte a una serie di problematiche legate anche al fatto che chi ha già ricostruito la casa pretende giustamente di avere fogne efficienti, illuminazione pubblica, metano, linee elettriche e telefoniche. Sta accadendo quindi che i sottoservizi finora vengono rifatti senza una logica unitaria, ma a macchia di leopardo così come, peraltro, è accaduto per la ricostruzione. Si paga, in poche parole, il “peccato originale” , cioè la mancanza di una visione sul futuro e sul ruolo che dovranno avere le oltre 60 frazioni una volta (tra una decina di anni) totalmente rinate. Al momento si gioca a “palla fai tu” e ogni privato si aggiusta come meglio può.
E non c'è solo la questione sottoservizi: non ci sono progettazioni per rifare piazze, spazi comunitari, aree verdi per non parlare di edifici pubblici e arredo urbano e persino – sembra una quisquiglia – i nuovi numeri civici. La vera ricostruzione sociale, di cui tanto si chiacchiera, passa anche per cose alle quali finora non si è nemmeno pensato. Ora, forse, si inizia dai sottoservizi. Se gli impegni verranno mantenuti, sarà un bel passo avanti.
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