Droga, coinvolti anche 20 italiani

La base in una villa del Fucino: squilli ai telefonini e linguaggio in codice per beffare gli investigatori
AVEZZANO. Le camicie bianche sono la cocaina. I maglioni, i jeans e i giubbini neri corrispondono all’hascisc. E, ancora, si parlava di pane e cocomeri. Questo il linguaggio in codice dell’organizzazione criminale di origine marocchina che gestiva lo spaccio di droga nel Fucino. Fra i 75 indagati anche una ventina di italiani. Emergono nuovi particolari sull’operazione dei carabinieri denominata “Man of light” (uomo di luce), terminologia usata dagli spacciatori per indicare la presenza dei lampeggianti delle gazzelle dell’Arma, che ha portato all’arresto di sette persone. Si tratta di Tarik El Ghazzani di 29 anni, Imad Lahrach (25), Mohammed Lehbel (27), Morad Kharsas (35), Tarik Jabani (27), Sadia Jabani (59) e Abdelkarim Kharsas (21). In totale sono sedici le ordinanze di custodia cautelare disposte dalla Procura dell’Aquila, a firma del pm Stefano Gallo. La caccia è ancora aperta per altri nove immigrati, rientrati probabilmente nel Paese di origine.
LEGAMI COL TERRORISMO? I carabinieri hanno tenuto d’occhio gli stranieri, tutti di religione musulmana, anche per vedere se esistono legami fra loro e gruppi terroristici islamici. Non sono emersi contatti, ma le indagini proseguono.
IL RUOLO DELL’ANTIMAFIA. È partita a dicembre del 2011. Sono 75 le persone finite nel registro degli indagati. Le 16 ordinanze colpiscono i vertici della banda e sono state emesse dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura aquilana. Tre i gruppi operativi, divisi fra Luco, Trasacco e San Benedetto, da qui la droga arrivava ad Avezzano. Sono 250 i capi d’imputazione contestati agli indagati. Sono stati sequestrati 510 grammi di cocaina, dodici chili di hascisc, e 20mila euro in contanti. Gli arresti sono stati eseguiti dai militari diretti dal colonnello Giuseppe Donnarumma.
AUTO A TUTTA VELOCITÀ. I militari del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Avezzano, al comando del tenente Marco Mascolo e coordinati dal capitano Enrico Valeri, hanno lavorato incessantemente, seguendo, pattugliando e ascoltando le intercettazioni telefoniche. La banda di spacciatori aveva elaborato un vero e proprio linguaggio in codice: la droga non è mai stata nominata. Le dosi di cocaina sono le camicie bianche. Gli abiti neri, invece, rappresentano l’hascisc. Le chiamate ai cellulari sono state sempre brevi, spesso sostituite con squilli. La droga entrava dall’autostrada. Diverse le macchine impiegate dai corrieri, lanciate sempre a velocità elevatissime. Delle vere e proprie staffette per eludere i posti di blocco.
LA VILLA DELLO SPACCIO. Una villa a Strada 37, nel territorio di Trasacco, era la sede operativa. Qui abita una famiglia arrestata. I carabinieri si sono appostati di giorno e di notte, assistendo a continui passaggi di auto. Sempre diverse, ma sempre con le stesse persone a bordo. Qui, nel giardino, Sadia Jabani interrava buste di cocaina. A seconda delle richieste la riprendeva e la cedeva a un uomo che la divideva e la nascondeva in un’intercapedine nel muro. In ogni passaggio c’era sempre qualcuno fuori dal cancello, a fare da palo. A curare i “rapporti con il pubblico”, i figli, Morad e Abdelkarim Kharsas.
ANCHE FURTI A RAFFICA. Tariq El Ghazzani e Mohammed Lehbel sono i due che si occupavano del mercato di San Benedetto. El Ghazzani è stato raggiunto dall’ordinanza in carcere. Insieme a Lehbel era già stato arrestato a settembre dello scorso anno, dai carabinieri della locale stazione. Traditi dalle impronte lasciate in alcune abitazioni e dall’abbigliamento sempre uguale, sono stati riconosciuti da alcuni testimoni come gli autori dei furti a raffica in abitazioni. Oltre venti colpi, che crearono in paese un vero e proprio allarme sociale. Proprio su San Benedetto è concentrato l’altro ramo dell’inchiesta, che coinvolge una ventina di italiani, venuti a contatto con i due marocchini residenti nella zona ma anche con altri stranieri.
Magda Tirabassi
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