Droga, consegne in bici per eludere la polizia

20 Giugno 2020

Gli atti dell’inchiesta sulla retata. Il gip del tribunale: «Inevitabili i tredici arresti» Gli indagati negano: «Niente spaccio, l’eroina era per noi». Ricercati gli stranieri

L’AQUILA. «Personalità spiccatamente inclini a delinquere. I carichi pendenti, anche di alcuni ancora incensurati, sono gravati da precedenti penali specifici e sistematici di una dedizione allo spaccio». Queste le motivazioni del gip, Guendalina Buccella, alla base della retata antidroga che ha portato a 13 arresti e tre misure cautelari attenuate. «Rilevante appare il fatto che», prosegue, «nonostante i controlli delle forze dell’ordine con sequestri di stupefacente, gli indagati continuavano a spacciare. Misure non detentive sarebbero inidonee a recidere i legami con il narcotraffico vista la spregiudicatezza e autonomia delinquenziale dimostrata». Questi i provvedimenti del gip: in carcere Karamo Minteh, 27 anni gambiano, residente all’Aquila; Siaka Jaiteh, gambiano, 30 anni, residente a Roma; Amadou Ceesay, senegalese, 29 anni, residente all’Aquila e domiciliato a Pescara; Tamsir Mintè, senegalese, 27 anni residente a Cagliari; Federica D’Onofrio, aquilana, 42 anni, domiciliata a Tempera; Manuel Rancitelli, aquilano, 55 anni, residente al Progetto Case di Tempera; Stefano Di Nella, aquilano, 41 anni; Vincenzo Rosito, 54 anni, di Secondigliano, ma residente al Progetto Case di Tempera; Sambouniang Minteh, 29 anni, del Gambia, residente a Roma. Agli arresti domiciliari Giuseppe D’Eramo, 43 anni, aquilano, ma residente a Cagnano Amiterno; Alice D’Alessandro, aquilana, 32 anni; Fabrizio Lauria, 36 anni, aquilano; Marco Di Luigi, 39 anni, aquilano. La misura cautelare dell’obbligo di dimora è stata disposta per gli aquilani Marco Zingo, di 36 anni, Miriana Fioravante, 37 anni, Moustafa Sidibe, del Gambia, 27 anni, residente a Roma. Va precisato che alcuni gambiani e senegalesi sono ricercati a Roma. Ieri sono stati ascoltati alcuni degli indagati, tra i quali Rosito, Di Nella, Rancitelli e D’Onofrio, i quali hanno negato lo spaccio, ma ammesso il consumo ridimensionando la portata delle accuse. Tra le curiosità che spuntano tra gli atti c’è che alcune consegne di eroina, peraltro di pessima qualità, sono state fatte da uno degli stranieri non con auto o bus, ma in bicicletta. Per chiedere delle dosi, venivano usate espressioni come «una ricarica da quattro» oppure l’invito a un incontro «per prendere un caffè». Le indagini non sono state facili, anche perché si sono dovute decriptare alcune frasi in dialetto mandingo usate dai gambiani e senegalesi implicati. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Francesco Valentini, Gianluca Totani, Sonia Giallonardo, Stefano Marrelli, Isidoro Isidori, Cristian Carbonara.
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