Droga nascosta nei campi Due condanne in Appello

3 Febbraio 2019

AVEZZANO. Nascondevano la cocaina tra i campi del Fucino e volevano allargare il mercato della droga anche nel Lazio, in particolare a Sora, dove avevano dei contatti. Dopo l’arresto sono finiti...

AVEZZANO. Nascondevano la cocaina tra i campi del Fucino e volevano allargare il mercato della droga anche nel Lazio, in particolare a Sora, dove avevano dei contatti. Dopo l’arresto sono finiti sotto processo e sono stati condannati. Ora la Corte d’Appello dell’Aquila ha confermato in parte le sentenze a loro carico, con pene che si aggirano intorno ai cinque anni. Si tratta di Abderrazzak Nassite (35), marocchino residente nella Marsica, e di Paolo Candelora (42), di origini partenopee. Nella sentenza di primo grado, a seguito del giudizio abbreviato richiesto dalla difesa, il giudice Anna Carla Mastelli, aveva accolto la richiesta del pubblico ministero Lara Seccacini e aveva condannato lo straniero a sei anni e quattro mesi di reclusione e a 27mila euro di multa e l’italiano a quattro anni e sei mesi. Le indagini sono state eseguite dall’allora Corpo forestale dello Stato. I fatti erano avvenuti nella piana del Fucino dove i due accusati avevano nascosto tra la vegetazione nei mesi di gennaio e di aprile 2014 ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e hascis. La droga era stata lasciata per poi essere ripresa successivamente tra Strada 2 e Strada 5. Svariate sono le contestazioni e tanti sono stati i sequestri della sostanza stupefacente nel corso delle indagini. Gli accertamenti investigativi si sono conclusi a maggio 2017 con l’operazione Lady Oscar che ha portato all’arresto di diverse persone. Per i due, difesi dagli avvocati Roberto Verdecchia e Pasquale Milo, c’è stata la prima condanna ad Avezzano e ora quella di secondo grado all’Aquila. La Corte d'Appello (presidente Servino, relatore Grimaldi) ha però rideterminato la pena per il marocchino riducendola di quasi due anni, ma ha aggravando la condanna a Candelora che non solo si è visto confermare la pena inflitta in primo grado, ma ha subìto la revoca di tutti i benefici della sospensione condizionale, ottenuti nelle condanne precedenti. (p.g.)
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