Droga, sei ai domiciliari nella stessa casa di Avezzano: la paura dei vicini

Il piccolo stabile su via Crispi si è trasformato in un piccolo carcere. Gli altri residenti: "Ogni sera è a rischio, può succedere di tutto"
AVEZZANO. Ci sono tre uomini di origine marocchina arrestati nell’operazione antidroga. C’è un loro connazionale arrestato da carabinieri e forestali mentre cercava di nascondere droga in un casolare di Fucino. L’unico italiano è stato invece fermato mentre rubava rame in un deposito dell’Enel. Un altro residente è stato preso per spaccio prima di essere sfregiato con l’acido da un amico che voleva impedirgli di testimoniare a un processo a suo carico, per rapina. Molti di loro vivono con le famiglie. Una ventina di persone in tutto che si divide tre “alloggi” (di cui uno è seminterrato) di pochi metri quadrati. In quattro sono agli arresti domiciliari, due di loro hanno la sorveglianza speciale e quindi sono sottoposti a delle particolari limitazioni della libertà. Si è trasformato in un “piccolo” carcere, un piccolo stabile che si trova su via Crispi, ben noto a polizia e carabinieri: per gli agenti è solo “Via Crispi 48”.
«Abbiamo paura», racconta intimorito un residente, che preferisce mantenere l’anonimato, «ogni giorno vediamo le luci blu delle macchine delle forze dell’ordine. Poliziotti e carabinieri entrano ed escono in continuazione, per il controllo di routine delle persone ai domiciliari ma ogni volta abbiamo un tuffo al cuore perché sappiamo tutti chi ci vive qui».
«Qualche tempo fa c’è stata una rapina ai danni di un uomo che abita poco lontano», dice un altro residente, «quando abbiamo visto gli agenti passare sapevamo già che andavano in quella casa, dove abitano i delinquenti. Sappiamo che chi è agli arresti domiciliari vive anche con i familiari ma qui c’è un continuo via vai di persone. Non ci vivono sempre le stesse persone. E chi c’è a volte dà ospitalità a connazionali che vengono arrestati. Siamo nel cuore della città, non capiamo come facciano queste persone a convivere in alloggi che più che abitazioni sono dei tuguri», va avanti, «tutti pregiudicati, accusati di reati di spaccio e altro, vivono insieme». E così l’altra sera Abdellah El Montassir, Ahmed El Mansouri e Tarik Faouzi dopo l’arresto dei carabinieri, la Procura ha disposto i domiciliari i e tutti e tre hanno dichiarato di essere domiciliati in via Crispi 48. Nulla di particolarmente “strano” per le forze dell’ordine che dopo gli arresti si sono ritrovati a controllare gli immigrati, ai domiciliari o sottoposti alla sorveglianza speciale, all’interno della stazione ferroviaria, in una piccola baracca costruita con materiali di fortuna nel Fucino o in un rimorchio annesso a un trattore a Paterno. D’altronde è in questi posti che gli arrestati avevano dichiarato, alla Procura, di essere domiciliati.
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