Due anni fa a Montesilvano l’attentato all’ingegnere informatico

3 Novembre 2015

Il 30 ottobre 2013 Carlo Pavone, ingegnere informatico di 42 anni, sposato con Raffaella D’Este e padre di due bimbi, esce per gettare la spazzatura nel cassonetto davanti casa, a Montesilvano. Un...

Il 30 ottobre 2013 Carlo Pavone, ingegnere informatico di 42 anni, sposato con Raffaella D’Este e padre di due bimbi, esce per gettare la spazzatura nel cassonetto davanti casa, a Montesilvano. Un colpo di arma da fuoco lo raggiunge alla testa e viene abbandonato lì. L’uomo finisce in ospedale in gravissime condizioni. Il 28 maggio 2014, i carabinieri arrestano l'impiegato delle Poste Vincenzo Gagliardi, amante della moglie di Pavone, che si professa innocente.

Il 16 novembre dello scorso anno Pavone muore, in ospedale, a Pescara, e la posizione

di Gagliardi si aggrava. A gennaio la richiesta, accolta del rito abbreviato. I parenti di Pavone si costituiscono parte civile. Lo scorso mese di luglio Gagliardi, ai domiciliari nella sua casa di Chieti per motivi di salute, viene condannato a 30 anni. Al dipendente delle Poste è stato applicato il braccialetto elettronico. Il giudice non gli ha riconosciuto alcuna attenuante e gli ha di fatto inflitto l’ergastolo, scivolato a trent’anni per lo sconto di pena previsto dal rito abbreviato. Sul massimo della pena ha inciso l’aggravante della premeditazione. Soltanto in caso di confessione e di pentimento, la pena finale

avrebbe potuto essere meno pesante. Per l’accusa Gagliardi ha sparato per un motivo passionale e a inchiodarlo era stato anche del materiale consegnato dalla moglie ai carabinieri: una busta contenente un guanto di lattice inserito in una scarpa e un giubbotto su cui sono state trovate tracce di polvere da sparo.