Due anni fa l’addio al maresciallo Pace

Il militare perse la vita nel terremoto di Accumoli. La lettera della cugina: «Sei sempre presente»
L’AQUILA. Il 24 agosto di due anni fa si spegneva, nel terremoto di Amatrice, l’esistenza di Giampaolo Pace, maresciallo dei carabinieri che ha perso la vita nel crollo di un’abitazione ad Accumoli.
In occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, toccante il ricordo scritto dalla cugina Lorella e affidato al Centro.
«Sono passati due anni, Giampà, due anni senza di te... Due anni fatti di momenti delineati dalla tua assenza/presenza poiché ogni giorno che passa tu manchi ma, allo stesso modo, sei presente, si sente la tua presenza...Tu vivi in ogni persona, in ogni gesto, in ogni circostanza che mi ha fatto ricordare te. E come dice Mengoni: “perché ti voglio bene veramente/E non esiste un luogo dove non mi torni in mente”...».
«A volte penso a come hai passato la sera scorsa, questa notte, quegli orribili secondi di due anni fa!!! A volte penso che chissà se nel tuo ultimo giorno mi hai mai pensato, o se... qualche cosa ti ha fatto pensare a me e in quel momento hai sorriso come solo tu sai fare. Di quel giorno di due anni fa ricordo tutto...e tutti i momenti riaffiorano alla mente come se li rivivessi ora. Ricordo le chiamate infinite ai tuoi cellulari...pensare che tu, conoscendoti, eri ad aiutare e non pensavi a chiamare, idea che più passava il tempo e più ci rendevamo conto fosse una scusa...Ricordo anche se vorrei che invece di un ricordo fosse un brutto sogno...ma il tempo passa e il sogno è troppo lungo per durare... Ricordo è una cosa brutta ma, allo stesso tempo, è bellissima poiché è l’unica cosa che ho di te!!! Non li dimenticherò mai come non dimenticherò mai te, Giampà. E il tuo ricordo vivrà nitido in me, tu sarai sempre vivo nel mio cuore. Poiché chi vive nel ricordo di chi lo ha amato non morirà mai! E tu sarai sempre vivo in me!!!».
«Darei qualsiasi cosa», scrive ancora Lorella Pace, «per farti essere qui, per farti tornare qui, per vederti rientrare da quella porta... A volte mi chiedo, anzi sempre e sempre di più, il perché...perché proprio tu...e non mi basta pensare che gli angeli come te non possono vivere su questa terra...o che Dio avesse bisogno di te, siccome lui è magnanimo sapeva benissimo che io avevo bisogno di te più di lui e poteva rinunciare a te».
«Chissà se mi pensi, Giampà, come ti penso io...se ti manco come mi manchi tu... Ti voglio bene. E grazie per tutto quello che sei stato e che mi hai dato. Mi chiedo, a volte, come faccio a sopportare ciò, come farò ad andare avanti senza di te...come faccio ad aprire la finestra e vedere la tua macchina sempre lì parcheggiata, come faccio ad alzare gli occhi e vedere la finestra della tua camera sempre chiusa. Come faccio.....come farò? Con il tuo aiuto, con la tua presenza poiché tu sarai sempre accanto a me...come mi succede ora, quando faccio o dico qualcosa e ti vedo seduto vicino a me che tentenni la testa e mi sorridi...quando guardo il cielo e ti vedo sorridermi...quando ho qualche problema e te ne parlo e so già la tua risposta! La tua voce, la tua risata, il tuo profumo, le tue parole sono vive in me. Sono fiera di avere un cugino come te...».
«Un giorno», conclude la lettera, «ci rincontreremo, continueremo da dove abbiamo smesso e quel giorno sarà per sempre!!! Se ti scappa di fare un salto quaggiù fammelo sapere che io ti aspetto!!! Ciao Giampà. Ti voglio bene. Lorella».
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