Due invasi per l’acqua degli orti nelle cave ex Teges a Paganica

Crescono i consensi per il progetto che potrebbe dare nuova linfa all’economia agricola della frazione Si punta su 3 milioni grazie al Pnrr. L’assessore Taranta lavora al piano. Il consigliere Ferella fiducioso
L’AQUILA. La siccità, gli incendi e il rischio che i pochi giovani che negli ultimi anni hanno deciso di puntare sull’agricoltura possano mollare, hanno fatto tornare in primo piano la necessità che Paganica e il suo circondario debba cominciare a pensare a un utilizzo più razionale dell’acqua irrigua. E l’attenzione è tornata sulle cave “ex Teges” due enormi buchi da cui per decenni sono stati estratti inerti per le costruzioni. Una delle due cave dal 2009 viene utilizzata per smaltire le macerie del terremoto e attualmente è gestita dall’Asm. L’altra invece è un grosso “cratere” profondo decine di metri dove, qua e là sono nati i pioppi. Fino a pochi anni fa a Paganica parlare di realizzare due invasi idrici nelle due cave (da riempire con l’acqua del fiume Vera) era ritenuto quasi un sacrilegio. Oggi, invece, crescono i consensi intorno a un progetto che potrebbe ridare fiato a un’economia agricola attualmente sempre più marginale e priva di prospettive. Raffaele Alloggia e Raffaele Ludovici, ad esempio, sono due cittadini molto legati al territorio paganichese che da tempo lanciano appelli alla politica locale affinché si faccia qualcosa di concreto. L’idea base è quella di riempire d’acqua, in inverno, le due cave (quella dove vengono depositate le macerie potrebbe diventare anche un parco urbano) e farne dei laghetti (sfruttabili pure a fini turistici) che nei due-tre mesi estivi possano dare acqua irrigua ai terreni che oggi di fatto non ne hanno. E la politica, a dire il vero, si sta muovendo. «L’assessorato comunale all’ambiente», dice il consigliere comunale ed ex assessore Daniele Ferella originario di Paganica, «ha predisposto una scheda progetto proprio per dare una risposta alle esigenze che arrivano dal territorio. Ringrazio l’assessore Fabrizio Taranta che sta seguendo la parte burocratica per arrivare al più presto a conclusioni concrete». Il progetto dovrebbe essere finanziato con 3 milioni di euro del Pnrr e potrebbe essere uno dei più significativi per la zona est del territorio comunale dell’Aquila peraltro quella più colpita dal sisma del 2009. A livello politico ha preso posizione a favore anche il consigliere comunale Daniele D’Angelo e sollecitazioni a fare presto sono arrivate da associazioni rappresentative degli agricoltori tra cui l’Associazione produttori di fagioli di Paganica .
IL PROGETTO
Nel dettaglio la scheda messa punto dal Comune dell’Aquila per avere il finanziamento prevede un «progetto integrato per la valorizzazione dei rifiuti organici e la riduzione dello spreco alimentare, il ripristino ambientale cava ex Teges in località Pontignone di Paganica e sistemazione finale dell'area mediante la realizzazione di un parco pubblico periurbano».
LA VICENDA
«Già nel 2010 il ministero dell’Ambiente, il commissario delegato per la Ricostruzione, la Provincia e il Comune dell’Aquila sottoscrissero un protocollo d’intesa denominato Azioni di recupero e riqualificazione ambientale della cava ex Teges in località Pontignone», si legge nella delibera comunale, «il protocollo che prevedeva la caratterizzazione, finalizzata alla bonifica ambientale dell’area adiacente al secondo invaso della cava ex Teges e la realizzazione di un parco pubblico sull’intero sito. Il trasferimento di competenze e l’indisponibilità di fondi ha determinato, nel tempo, un sostanziale stallo delle attività anzidette, alle quali deve aggiungersi anche la mancata conclusione dell’iter espropriativo dell’Invaso 2. Occorre, pertanto, riattivare la filiera amministrativa e progettuale al fine di poter addivenire alla rigenerazione dell’area dal punto di vista ambientale, ricreativo, economico e storico culturale».
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