«Due ore e 114 chilometri per far nascere i bambini»

25 Marzo 2015

Chi contesta la chiusura della maternità di Sulmona presenta la mappa dei disagi La distanza massima è fra Ateleta e L’Aquila. Altre accuse di La Civita a Ranalli

SULMONA. Ci voglio due ore e dieci minuti per percorrere 114 chilometri di curve da Ateleta all’Aquila. Seguono le distanze fra Castel di Sangro e L’Aquila di due ore per 111 chilometri, Ateleta e Avezzano di un’ora e 43 (114 km). È su queste distanze chilometriche, che in inverno diventano proibitive, che si gioca l’ultima disperata partita in difesa del punto nascita sulmonese. Nella piantina del Centro Abruzzo, dove delle sagome da neonato indicano gli ospedali più vicini, si perdono le norme in fatto di sicurezza mamma-neonato (alla base dei tagli). Da Castel di Sangro a Vasto, 101 chilometri di distanza, ci vogliono un’ora e 40 minuti, che scendono a un’ora e trenta fino ad Avezzano. Calcolando che solo da Ateleta o da Castel di Sangro a Sulmona ci vogliono rispettivamente 50 e 40 minuti, si comprende come si dilateranno le distanze con gli ospedali della costa o dell’Aquilano. Viaggi lunghi, a volte interminabili, che possono costare la vita delle persone. Come avvenuto alla mamma di Castel di Sangro, che nell’ottobre scorso ha perso il suo bimbo mentre raggiungeva l’ospedale di Isernia. Perché nel lieto evento del parto si possono sempre celare complicazioni o problemi dell’ultimo minuto, che possono trasformare il miracolo della vita in tragedia. In più, col maltempo l’elisoccorso non funziona e i collegamenti in ambulanza si complicano.

Variabili che la Regione e il ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, dovranno considerare, perché in caso di eventuali complicazioni pre-parto, i rischi si moltiplicano a dismisura e il diritto alla salute si perde sui chilometri percorsi. Dopo la chiusura di Popoli e Castel di Sangro, Sulmona è l’unico punto di riferimento del Centro Abruzzo. Ora, con l’applicazione delle nuove norme risalenti al 2010 e la velocizzazione del processo di chiusura del reparto sulmonese, confermata dal manager della Asl Giancarlo Silveri in sei mesi, massimo un anno, c’è poco da sperare. Per questo, i sindacati incalzano il sindaco Peppino Ranalli ad abbandonare la linea morbida.

«Gli strumenti a disposizione di un sindaco non sono i documenti da presentare alle istituzioni» sollecitano dalla Fp Cisl «ma anche posizioni politiche concrete». Dello stesso avviso il consigliere di minoranza Luigi La Civita, che aggiunge: «L’ennesima riunione si è conclusa con un nulla di fatto. Insoddisfazione è stata espressa da tutti. Il percorso intrapreso da Ranalli è apparso a tutti sbagliato. Infatti, anziché ostinarsi col ministro, è necessario che la Regione sospenda l’efficacia del decreto 10 e formuli la richiesta di deroga, così come nelle prerogative del commissario D’Alfonso».

Intanto, il Comune e la Fials hanno avviato la stesura del ricorso congiunto al Tar contro la chiusura.

Federica Pantano

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