E anche nell’Imele è comparsa la schiuma

25 Luglio 2020

CAPPADOCIA. Schiuma grigia e chiazze dalle acque del fiume Imele. La segnalazione arriva da numerosi cittadini, che nella giornata di ieri, soprattutto nelle prime ore del mattino, hanno notato un...

CAPPADOCIA. Schiuma grigia e chiazze dalle acque del fiume Imele. La segnalazione arriva da numerosi cittadini, che nella giornata di ieri, soprattutto nelle prime ore del mattino, hanno notato un significativo aumento di schiuma e di chiazze dense lungo il corso del fiume marsicano, che nasce a Verrecchie, comune di Cappadocia, fino a confluire nel torrente Ràfia, nel territorio di Capistrello. Qualcuno ipotizza che possa essersi trattato di uno scarico abusivo, ma l’ipotesi più probabile è che si possa trattare di un aumento di scarichi a uso domestico o aziendale.
Secondo uno studio dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta), tra le prime cause dell’inquinamento dei fiumi abruzzesi c’è infatti la scarsa o nulla depurazione, con scarichi fuori norma. In queste settimane si sta parlando molto del caso Liri, su cui sono state sollevate dure accuse per la continua formazione di schiuma. Le analisi dell’Arta hanno portato a un primo dato che ha rilevato forti concentrazioni di liquidi organici, prodotti di smaltimento e reflui. Ma il fiume Imele non sarebbe in condizioni migliori, almeno dagli ultimi dati disponibili sulla qualità delle acque abruzzesi. È infatti classificato tra i peggiori fiumi della regione, insieme a Raio, Giovenco, Vibrata e Mavone.
I dati della classificazione forniti dall’Arta, per il triennio 2015-2017, pubblicati dalla Regione Abruzzo, solo alcuni mesi fa, piazzano l’Imele tra i fiumi più inquinati sia nella classificazione per lo stato chimico, che viene fatta in due categorie (buono e non buono), sia per lo stato ecologico, che classifica i corsi d’acqua in cinque possibili categorie: pessimo, scadente, sufficiente, buono ed elevato. L’Imele si trova nella categoria peggiore (pessimo).
Dati impietosi, però, riguardano anche altri fiumi abruzzesi, che raramente si trovano nelle categorie “buono” o “elevato”.
In Abruzzo il 71 per cento dei fiumi e il 52 per cento dei corpi idrici sotterranei non centra l’obiettivo europeo di qualità, che doveva essere raggiunto entro il 2015.
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