E chiesti soldi anche a chi si salvò nel rogo

L’Agenzia delle entrate scrive ai passeggeri del bus in fiamme nel traforo del Gran Sasso nel 2016
L’AQUILA. Nella sua opera di recupero crediti a tappeto, la Asl aquilana chiede i soldi anche a chi è stato salvato nell’incendio che coinvolse un autobus all’interno del traforo del Gran Sasso nel 2016. La notizia dell’incidente fece il giro d’Italia, provocando grandi polemiche anche sulla sicurezza dell’autostrada A24. Ora la questione torna alle cronache, ma perché le cartelle dell’Agenzia delle Entrate sono arrivate anche a casa dei passeggeri del mezzo, che sono in gran parte residenti ad Ascoli Piceno e nel circondario del capoluogo di provincia marchigiano.
«A seguito dell’incidente i passeggeri furono trasportati al pronto soccorso dell’ospedale dell’Aquila. Dopo le cure necessarie, mia moglie, fortunatamente non ferita, è stata dimessa con tre giorni di prognosi», racconta un cittadino dell’Ascolano, Paolo Testa, «a distanza di 6 anni e mezzo ci è arrivato un avviso di pagamento dall’Agenzia delle Entrate a favore della ASL 1 Avezzano-Sulmona -L’Aquila, per i servizi del pronto soccorso erogati in tale circostanza».
Quindi ancora: «Non è la cifra il problema, visto che si tratta soltanto di 25 euro, ma di certo si tratta di una vicenda quantomeno surreale. I passeggeri di quell’autobus infatti erano sotto choc per gli attimi di grande paura vissuti sotto alla galleria e furono portati in ospedale dai soccorritori delle ambulanze intervenute: non lo scelsero loro. E, soprattutto, nessuno gli ha mai detto che avrebbero dovuto pagare».(l.t.)

