E Cicchetti disse: lo scontro politico blocca la rinascita

22 Aprile 2016

Il vice commissario: si afferma una cosa e se ne fa un’altra I cunicoli intelligenti bocciati e poi resuscitati dal Comune

L’AQUILA. Fra il gennaio e il marzo 2012 la conflittualità fra il Comune dell’Aquila e la struttura commissariale raggiunse l’apice. All’inizio dell’anno c’era stata la lettera di “semidimissioni” di Gaetano Fontana, il capo della struttura tecnica di missione (assimilabile a quello che è oggi l’ufficio speciale) che denunciava l’assoluta incomunicabilità con il Comune dell’Aquila. Il 16 marzo del 2012, Antonio Cicchetti – che nel settembre del 2010 aveva preso il posto del dimissionario Massimo Cialente (l’unica volta che si è dimesso per davvero) nel ruolo di commissario vicario all’assistenza alla popolazione – scrive a sua volta una lettera al ministro Fabrizio Barca (governo Monti, che qualche giorno dopo sarebbe arrivato all’Aquila per prendere in mano la situazione) e al commissario Gianni Chiodi nella quale, se pur con termini garbati, dice che la governance della ricostruzione è sull’orlo di una crisi di nervi e fa risalire la conflittualità fra Comune e struttura commissariale al momento in cui Cialente lascia e Cicchetti subentra. «A settembre 2010» scriveva nel marzo 2012 Cicchetti «il contrasto tra la struttura commissariale e il Comune dell’Aquila era già altissimo. La stessa struttura tecnica di missione che era stata istituita per collaborare con il comune dell’Aquila non aveva più rapporti con il Comune. In definitiva erano esplosi i conflitti politici che nella prima fase erano sopiti per l’effetto dell’accentramento dei poteri in mano alla protezione civile». Cicchetti che non è né un pericoloso eversore e né un giornalista dedito a infangare il buon nome della città, spiega lo scontro in termini di puro contrasto politico. La ricostruzione del capoluogo e degli altri paesi era solo lo scenario della “battaglia”. «Il Comune» continuava Cicchetti nella lettera «rivendicava propri specifici poteri e le proprie autonomie in materia di urbanistica mentre il commissario le specificità di presidente della Regione».

Insomma il solito scontro centrodestra-centrosinistra all’ombra di una tragedia epocale in termini umani e materiali. Ma si sa, la politica per essere tale deve essere soprattutto cinica e la storia aquilana del post sisma non si è sottratta a questa regola.

Cicchetti, appena insediato, prende atto delle «roventi polemiche» e “inventa” il tavolo di coordinamento che con la regia di Gianni Letta avrebbe dovuto pacificare gli animi. E invece peggio che andar di notte. Sempre Cicchetti fa capire che mentre il Tavolo tesseva la tela, i vari protagonisti, una volta finita la riunione, andavano davanti alle telecamere e raccontavano un’altra storia. Un cronista definì quelle riunioni una sorta di sedute spiritiche. Nella lettera il commissario vicario fa anche un esempio: «Mi risulta da notizie di stampa» scrive Cicchetti «che qualcuno sta rilanciando i cosiddetti “cunicoli intelligenti” per i sottoservizi che furono accantonati definitivamente sia per ragioni tecniche che per ragioni economiche». I cunicoli come noto sono in corso di realizzazione solo nel centro storico (le frazioni potranno affogare nella melma) voluti dal Comune. Le ragioni economiche (costi alti), se c’erano, perché sono state ignorate? La conclusione di Cicchetti fu: o si rimedia a questo casino o sono pronto ad andarmene. Musica per le orecchie degli amministratori comunali: meglio il casino, fa più share.

©RIPRODUZIONE RISERVATA