E i comitati promettono battaglia

4 Ottobre 2022

Per gli ambientalisti le bollette aumentano «soltanto a causa di speculazioni»

SULMONA. Non ci stanno i comitati cittadini per l’ambiente e il coordinamento No hub del gas a far passare come vera la presenza di un “imbuto” a Sulmona tra Sud e Nord per il passaggio del gas. Mario Pizzola, Giovanna Margadonna e Riccardo Verrocchi, esponenti delle associazioni ambientaliste che da anni lottano contro la realizzazione della centrale di compressione in località Case Pente a Sulmona, hanno replicato alla notizia relativa all’accelerazione del governo sul progetto.
«A Sulmona non c’è alcun imbuto perché le infrastrutture esistenti sono in grado di veicolare da Sud verso Nord 50 miliardi di metri cubi di gas», hanno precisato Pizzola, Margadonna e Verrocchi, «già oggi la rete metanifera italiana è sovradimensionata, avendo una capacità di trasporto e distribuzione superiore ai 100 miliardi di metri cubi annui, rispetto a consumi che mediamente negli ultimi cinque anni sono stati di 71 miliardi e mezzo di metri cubi».
Secondo gli ambientalisti che da 14 anni sono in campo per dire no alla realizzazione della centrale e del metanodotto, «non è affatto vero che i gasdotti Snam si fermano a Sulmona. Il gas importato da sud prosegue verso nord attraverso due direttrici: a est attraverso la condotta che passa lungo la costa adriatica, e a Ovest verso Oricola attraverso il metanodotto Transmed. A questa bugia ne va aggiunta un’altra, ovvero la narrazione secondo cui all’Italia mancherebbe il gas. È vero esattamente il contrario. Infatti il nostro Paese, secondo i dati ufficiali del ministero della Transizione ecologica, nei primi sette mesi di quest’anno ha importato più gas rispetto allo scorso anno, e cioè 44 miliardi e 643 milioni di metri cubi contro i 42 miliardi e 896 milioni di metri cubi del 2021, esportando anche la parte eccedente all’estero». La decisione del Governo di premere l’acceleratore sulla realizzazione della centrale di compressione di Sulmona sarebbe per i rappresentanti dei comitati cittadini per l’ambiente e del coordinamento No hub del gas una scelta inopportuna. «La verità è che le bollette sono aumentate non perché manca il gas, ma per effetto delle manovre speculative delle grandi multinazionali del settore fossile», hanno concluso gli ambientalisti. «Si tratta di extra profitti che dovrebbero essere restituiti interamente agli italiani, ma che il Governo finora ha toccato solo marginalmente. La Snam guadagna sulla costruzione delle infrastrutture, non importa se poi serviranno o no: e 2 miliardi e 338 milioni (il costo della linea adriatica e della centrale) fanno certamente gola». (e.b.)
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