E Paganica piange il geometra D’Angelo

7 Febbraio 2022

Lavorò come funzionario comunale nei settori Urbanistica e Lavori pubblici. Oggi alle 15 i funerali

L’AQUILA. Saranno celebrati questo pomeriggio alle 15 a Paganica, nella chiesa degli Angeli Custodi, i funerali di Angelo D’Angelo, per tutti Nino, che si è spento a 78 anni dopo una malattia. Era un geometra e per molti anni ha lavorato come funzionario comunale all’Urbanistica e ai Lavori pubblici. Lo scrittore Goffredo Palmerini ha voluto ricordare alcuni tratti della sua versatile personalità.
«Negli ultimi anni», scrive Palmerini, «i problemi di salute lo avevano costretto in casa, tra gli affetti e le cure assidue di Luciana e dei figli Giampiero e Simona, la sua bella famiglia. Voglio però ricordarlo per quanto ha significato per la comunità di Paganica. Voglio ricordare la sua bonomia, la creatività, l’arguzia, l’ironia, la simpatia, l’amicizia che sapeva spontaneamente creare. Voglio ricordare il suo talento. Figlio di Pietro D’Angelo, che fu incaricato dell’ufficio postale di Paganica, Nino – questo il nome con il quale è conosciuto a Paganica, tra gli amici e anche al lavoro – sin da ragazzo si caratterizzò come un punto di riferimento per la sua generazione e, mentre cresceva verso la giovinezza, ancor più per le capacità di iniziativa e di aggregazione amicale». Palmerini ne ricorda l’impegno nel teatro amatoriale «insieme al suo amico Felicino Fiordigigli (purtroppo scomparso assai prematuramente) e alla schiera di giovani che li seguivano». «C’erano poi le serenate alle ragazze. Felicino con Adorno Del Grande alle chitarre, Nino e gli altri a cantare». Viene ricordato, poi, il suo impegno a rimettere in piedi una sala cinematografica nella frazione, con alcuni giovani della parrocchia «grazie anche alla pronta disponibilità di Francesco Rotellini». Fu impegnato nella nascita della squadra di pallavolo Acli Paganica e fu attivo organizzatore delle feste patronali ma anche della Perdonanza celestiniana collaborando con i vari direttori artistici. «Perdiamo un amico prezioso», conclude Palmerini.