E Pettorano s’indigna: gesto grave e crudele

4 Agosto 2019

Il sindaco Franciosa: prendete i colpevoli, quanto avvenuto non deve minare l’immagine del paese

PETTORANO SUL GIZIO. «Siamo un paese di accoglienza e integrazione con alle spalle una lunga storia di emigrazione». È quanto sostiene il sindaco di Pettorano sul Gizio, Pasquale Franciosa, che interviene sull’aggressione al giovane senegalese avvenuta nelle campagne tra Pettorano e Sulmona. «L’aggressione al ragazzo senegalese ospite della casa di accoglienza di migranti La Quercia di Pettorano», afferma il primo cittadino, «è un gesto di una crudeltà unica che non trova precedenti nella storia moderna del nostro paese. Un gesto reso ancora più grave se, come sembra sempre più accertato, scaturito dall’odio razziale nei confronti di questi ragazzi».
Nel comune montano, dal 2016, c’è il centro La Quercia che accoglie migranti.
«Dal primo giorno», continua il sindaco, «l’amministrazione comunale si è sempre adoperata con i gestori del centro per favorire l’integrazione dei ragazzi nel nostro comune. Per farlo abbiamo avviato progetti di integrazione sia con il centro di accoglienza che con l’associazione Ubuntu, che svolge un lavoro notevole e di sicuro apprezzamento sul territorio della Valle Peligna. In tre anni», sottolinea, «non abbiamo mai avuto problemi. Sono convinto che il gravissimo gesto come quello accaduto al giovane Sadio non fa parte della cultura dei pettoranesi, popolo di emigranti che conosce le difficoltà di chi è costretto a lasciare la propria terra per necessità. Pettorano è paese di accoglienza e integrazione, lo dimostra anche la presenza di una ragazza nigeriana che svolge il servizio civile nella nostra riserva naturale. L’aggressione a Sadio non può e non deve minare l’immagine del nostro paese e il lavoro fatto in questi anni. A Sadio, che andrò a visitare appena le condizioni cliniche lo permetteranno, va l’augurio di tutta la comunità pettoranese di pronta guarigione affinché possa al più presto tornare a svolgere le attività di volontariato di cui si occupava. Siamo fiduciosi», conclude, «che le forze dell’ordine individueranno i vili aggressori che dovranno essere assicurati alla giustizia».
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